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Droga: giovani italiani sempre più proibizionisti

In tema di droghe leggere i ragazzi italiani sono sempre più proibizionisti e soltanto un italiano
su quattro è favorevole alla legalizzazione. E’ quanto emerge dal ‘Rapporto Italia 2004’ dell’Eurispes nella parte dedicata a droga e tossicodipendenza, presentato oggi a Roma.


Secondo un’indagine dell’istituto, condotta su oltre 5.700 ragazzi tra i 12 e i 19 anni, il 69,5% degli intervistati ritiene che è giusto perseguire legalmente chi fa uso di droghe leggere. Diminuisce anche la componente di quelli favorevoli alla legalizzazione delle droghe leggere, che passa dal 30,8% del 2003 al 26,6% del 2004.

L’atteggiamento cambia, però, quando hashish e marijuana sono utilizzate a scopo terapeutico: ben l’84,7% degli intervistati si dice favorevole a questo tipo di utilizzo. Inoltre, quasi un italiano su due ritiene che la distribuzione controllata di droga da parte dello Stato sia
utile in quanto sottrae questi alla dipendenza dagli
spacciatori.

Nella scala delle preferenze, hashish e marijuana restano le droghe preferite dai giovani: il 6,5% degli intervistati dice di farne uso spesso, mentre l’11,3% ne fa uso più raramente.
Seguono la cocaina, le droghe sintetiche – che tendono ad affermarsi in contesti specifici legati alla vita notturna – e l’eroina. La droga più in voga negli anni settanta è così confinata all’ultimo posto con il 93,6% dei ragazzi che dichiara di non averne fatto mai uso. Un 1,4% dice di consumarla spesso e uno 0,8% ne fa uso occasionale.

Quanto alla distribuzione territoriale, il nord est si caratterizza per un alto consumo di cannabis ed ecstasy, il nord ovest è il regno della cocaina, mentre l’eroina va forte al centro e nelle isole (l’84% di chi fa uso di cocaina vive proprio in Sicilia e Sardegna). Al sud, invece, i valori sono tutti più o meno sugli stessi livelli.

I dati relativi ai Sert, infine, evidenziano una situazione tutto sommato stabile nel nord Ovest, una crescita nel nord est e nel centro che si attesta sui 2.500/3.000 nuovi casi e un’impennata al sud, dove ci sono seimila persone in più che si
rivolgono alle strutture.