
L’organizzazione sarebbe stata finalizzata a conseguire illeciti profitti attraverso l’indebita riscossione di rimborsi dal servizio sanitario nazionale, quantificati in oltre un milione di euro, a fronte della simulata dispensazione di costosi farmaci antitumorali fittiziamente prescritti a pazienti totalmente ignari o deceduti.
I professionisti sanitari indagati sono accusati di aver compilato le false prescrizioni utilizzate per commettere le truffe, ricevendo compensi costituiti da regali e vantaggi economici di molteplice natura.
Nel procedimento risultano complessivamente indagate – a vario titolo – 49 persone, per i reati di associazione per delinquere, corruzione, falso, truffa ai danni dello stato.

