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L’economia emiliano romagnola tiene grazie all’export

Buone notizie dalle esportazioni dell’Emilia-Romagna: con un incremento del 13,1 per cento nel 2011 hanno dato un forte sostegno all’attività produttiva. Si accentua la specializzazione settoriale delle esportazioni regionali. I macchinari e le apparecchiature segnano un aumento del 20,9 per cento. È forte la domanda proveniente da Stati Uniti e mercati emergenti come Russia e Turchia

La crescita dell’export sostiene l’attività produttiva

Le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono risultate pari a 47.934 milioni di euro nel 2011, con un aumento del 13,1 per cento rispetto al 2010 (tab. 1). Come emerge da una analisi del Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna sui dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, l’aumento è stato leggermente superiore a quello riferito al complesso del commercio estero nazionale, attestatosi all’11,4 per cento (tab. 2).

L’incremento più elevato è stato realizzato dalla Puglia (+17,9 per cento), mentre tra le altre regioni che esportano maggiormente la crescita è risultata del 10,8 per cento in Lombardia, del 10,2 per cento in Veneto, dell’11,8 per cento in Piemonte e del 13,7 per cento in Toscana.

Scomponendo il dato complessivo per trimestri emerge però una tendenza al rallentamento. Se tra il secondo trimestre del 2010 e il primo del 2011 le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono cresciute al ritmo del 20 per cento, negli ultimi due trimestri la crescita si è praticamente dimezzata, attorno al 10 per cento (fig. 1). Rimangono tassi di incremento elevati, tuttavia il loro ridimensionamento sottolinea i segnali di difficoltà che si sono fatti via via più evidenti nella seconda parte dell’anno.

I settori

L’andamento settoriale ha evidenziato una grande disomogeneità. Ancora una volta sono stati molto positivi i risultati conseguiti dal settore dei “macchinari e apparecchiature” (+20,9 per cento), dal comparto dei “mezzi di trasporto” (+19,9 per cento) e dal sistema moda – tessile, abbigliamento, cuoio e calzature – (+15,2 per cento). La crescita di questi settori, oltre ad essere superiore alla media regionale, appare notevolmente più elevata di quella conseguita dagli stessi comparti a livello nazionale, rispettivamente pari a +13,9, +5,5 e +12,3 per cento (fig. 2 e tab. 1 e 2).

Si tratta di un dato che accentua ulteriormente la specializzazione delle esportazioni regionali, che per il 41,6 per cento derivano dai settori dei “macchinari e apparecchiature” e dei “mezzi di trasporto”. Questi settori a livello nazionale generano invece una quota del 27,9 per cento delle esportazioni.

Segnali di debolezza relativa, invece, sono venuti in primo luogo dalle industrie dei prodotti dei minerali non metalliferi (costituiti da vetro, ceramica e materiali edili), le cui vendite sui mercati esteri sono rimaste pressoché stazionarie (+0,5 per cento). L’andamento del settore ceramico risente pesantemente delle difficoltà del comparto delle costruzioni a livello globale.

Le esportazioni agricole sono aumentate solo del 2,1 per cento. Va sottolineata la fase di stasi affrontata dalle vendite all’estero dell’aggregato delle “apparecchiature elettriche, non elettriche per uso domestico, elettronica, ottica, elettromedicale e apparecchi di misura” che sono aumentate del 3,0 per cento, dopo avere messo a segno un incremento del 31,4 per cento nel 2010.

Le destinazioni

L’export destinato ai mercati europei, è pari al 66,6 per cento del totale ed è cresciuto del 13,0 per cento (fig. 3). Questo andamento ha trovato un forte sostegno negli eccezionali risultati conseguiti in Turchia (+51,5 per cento) e in Russia (+27,6 per cento).

Si tratta di incrementi molto superiori a quelli realizzati dalle esportazioni nazionali. La crescita è stata inferiore verso i paesi dell’Unione europea (+11,0 per cento).

Le vendite in Germania sono salite del 10,3 per cento. Risultati positivi sono stati ottenuti in particolare in Francia (+14,2 per cento), nell’area dell’Euro, e, al di fuori di questa, in Polonia (+24,2 per cento). La crisi europea si è fatta comunque sentire e ha trovato espressione nel dato riferito al mercato spagnolo (+2,3 per cento).

L’andamento delle esportazioni regionali verso i mercati dell’Oceania è stato buono (+21,7 per cento). Al contrario, è risultato negativo quello delle vendite indirizzate ai mercati africani (-6,8%), tendenza che riflette gli effetti economici collegati all’incerta evoluzione politica dei paesi del Nord Africa.

Le esportazioni regionali hanno ottenuto un notevole risultato anche sui mercati americani (+18,5 per cento), ai quali è stata destinata una quota pari al 12,0 per cento delle vendite. In particolare l’andamento delle esportazioni regionali (+17,5 per cento) è stato migliore di quello complessivo nazionale sull’importante mercato statunitense, mentre il contrario è accaduto sul mercato brasiliano, con un aumento delle vendite regionali del 12,2 per cento.

La crescita delle vendite sui mercati asiatici (+15,5 per cento) è stata anch’essa superiore alla media regionale. Ad essi si è indirizzato il 16,5 per cento delle esportazioni. Grazie ad una ottima prima parte dell’anno, sono stati notevoli i risultati ottenuti sul mercato indiano (+23,5 per cento) e su quello cinese (+17,4 per cento).

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