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Campana, segretario Pd di Nonantola, sul caso Interpump Hydraulic

“Si mantenga un tavolo fra l’azienda e i sindacati, in collegamento con le istituzioni, per affrontare le questioni degli ulteriori ammortizzatori sociali e del futuro piano industriale”: lo dice il segretario del Pd di Nonantola Lorenzo Campana in merito alla vicenda dell’Interpump Hydraulic.

Nelle settimane scorse in Consiglio comunale a Nonantola è stato approvato a grandissima maggioranza un ordine del giorno, presentato dalla lista di centrosinistra, sul tema della proposta di riforma del mercato del lavoro. Riteniamo importante che sia stato dato un segnale forte su questo tema. Non è infatti accettabile che da anni centinaia di migliaia di persone, in particolare giovani e donne, lavorino nel più totale precariato. Per questo la riforma va fatta, a partire dalla diminuzione del numero dei contratti e dal costo del lavoro precario che deve essere maggiore di quello stabile. Al tempo stesso vanno riformati gli ammortizzatori sociali per estenderli il più possibile, a maggior ragione in fase di recessione economica. Inoltre, va mantenuto il principio secondo il quale, in caso di licenziamento senza giusta causa, ci sia la possibilità del reintegro in azienda. Questo perché, oltre ad essere un fattore di giustizia, non è l’art.18 a impedire i licenziamenti, e quindi la richiesta di maggiore “flessibilità”, ma la mancanza di lavoro. L’esempio, purtroppo anche a Nonantola, è dato dalla situazione dell’Interpump Hydraulic, che a causa di una notevole diminuzione del fatturato e dopo 3 anni di contratto di solidarietà, ha comunicato la chiusura sia dello stabilimento di Nonantola che di quello di Bomporto. Nel primo caso stiamo parlando di una quarantina di esuberi e di circa 80 persone che verrebbero spostate in un altro stabilimento a Bologna, alle quali diamo la nostra più sincera solidarietà. Inoltre ci sarebbe la perdita di un pezzo di settore oleodinamico, da anni strategico e con un indotto importante nel territorio. Per questo riteniamo importante il mantenimento di un tavolo fra l’azienda e i sindacati, in collegamento con le istituzioni, per affrontare le due principali questioni. La prima: quali ulteriori ammortizzatori sociali utilizzare per affrontare l’emergenza. La seconda: quale piano industriale mettere in campo per riuscire a mantenere un pezzo di produzione sul territorio. Più in generale, è evidente che mentre si affronta l’emergenza per evitare il fallimento dello Stato, è necessario che il governo metta in campo azioni per creare un po’ di lavoro. Bisogna riformare il fisco per spostare il carico dal mondo del lavoro alle rendite finanziare. Allentare il patto di stabilità per permettere agli enti locali di effettuare i pagamenti alle tantissime aziende fornitrici e per fare qualche opera subito cantierabile, riqualificando e mettendo in sicurezza l’esistente. Ricordiamo infatti che in Italia il 70% degli investimenti sul territorio vengono effettuati dai Comuni, oggi con l’acqua alla gola.

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