“All’appuntamento con la storia il naufragio del Titanic, tra poche ore di cent’anni fa, avrebbe consegnato anche il meglio del made in Italy”. A rivelarlo è Gabriele Arlotti, giornalista e appassionato di storia del Parmigiano Reggiano che, tra le carte di imbarco, ha scovato l’eccellenza del cibo italiano tra cui 30 forme di Parmesan Cheese, ma anche Gorgonzola, olio, vino, prodotti di pelletteria. “E intanto, nel mondo, si assistono in queste ore a riproposizioni dei menù del Titanic dove spicca la presenza di Parmigiano Reggiano e altri cibi e pietanze italiane”.

Una piccola scoperta che rievoca lo spaccato di un secolo fa e che trae origine da una duplice evidenza. “Il Parmigiano Reggiano di quei tempi – spiega il giornalista reggiano autore della scoperta della pergamena sul formadio del 13 aprile 1159 – da un lato seguiva le rotte dell’uomo, le immigrazioni e, grazie alle sue qualità (organolettiche, di stagionatura e quindi trasportabilità, di versatilità e nutrizionali), divenne insostituibile ingrediente o pietanza in cucina. Ecco spiegato il notevole quantitativo a bordo della nave costruita nei cantieri irlandesi Harland and Wolff, dove in questi giorni è stato inaugurato il museo il Titanic Belfast. Ma di sicuro rilievo spetta la presenza massiccia di italiani impiegati nella ristorazione di bordo, tra cui quelli dei ristoranti di I classe gestito da Luigi Gatti”.

Gaspare Antonio Pietro (Luigi) Gatti aveva 16 anni quando partì da Montalto di Pavese e fece fortuna a Londra rilevando, dopo anni di gavetta, una catena di grandi ristoranti. A 37 anni sulla nave più famosa della storia recente imbarcò i migliori camerieri conosciuti nella capitale del Regno Unito. 33 lavorarono con lui nel salone di prima classe del transatlantico e coronarono il sogno di servire ai tavoli del più prestigioso ristorante che si potesse trovare. Avevano dai 17 ai 43 anni. Dei 37 italiani a bordo solo due si salvarono.

“Una tragedia – rileva Ivano Pavesi, presidente del Consorzio Conva che nel 2009 ha rievocato gli 850 anni del formadio – che è ancora oggi è capace di parlare alle nostre coscienze, di suscitare commozione e di raccontare, oltre al mito, l’eco dei fasti che furono. Singolare, il fatto, che nel ‘Cargo manifest’ individuato da Arlotti grazie alla collaborazione di Claudio Bossi, storico italiano del Titanic – e oggi conservato presso The National Archives di Londra e trascritto da due quotidiani dell’epoca – il Parmesan era uno dei pochissimi prodotti ad essere indicato col nome proprio. Era assicurato dall’American Express. Fu Luigi Gatti che si curò personalmente degli acquisti per le sue cucine”.

Ma le scoperte non finiscono qui. “Abbiamo indagato, anche, sul menù dei ristoranti di prima, seconda e terza classe presenti sul Titanic”, prosegue Pavesi. Gianni Brancatelli, ristoratore e chef di fama, ha analizzato alcuni dei menù – alcuni dei quali oggi battuti all’asta a prezzi esorbitanti – scampati all’abisso”.

“Nel menù della cena di prima classe del ristorante francese di super classe, l’unico dove si poteva cenare alla carta, il Ritz arredato in stile Luigi XVI e con eleganti lampadari in cristallo, il 14 aprile (l’ultima cena prima del naufragio), spiccano anche pietanze che prevedevano l’impiego di prodotti italiani. Per il Parmigiano Reggiano è il caso del Consommè Olga (parmigiano in bastoncini come guarnizione), Il Sautè di pollo lyonnase (una sorta di canapè di sfoglia riempiti di verdure e formaggio), la zuppa Parmentier (ideata dall’agronomo omonimo transalpino, ha come ingrediente principale dopo le patate il Parmigiano Reggiano tagliato a fette)”. Qui gli ospiti potevano beneficiare dei consigli dello stesso gestore, Luigi Gatti e qui cenò il leggendario capitano Edward John Smith.

Negli altri ristoranti, consumo di formaggi finale, invece, come svelato da un altro menù di prima classe, scampato al naufragio e battuto all’asta a Londra per 122mila dollari due settimane fa. Tra questi: Gorgonzola (giungeva a Londra a bordo di casse di legno con paglia) a fianco di Cheshire, Stilton, Edam, Camembert, Roquefort, St Ivell, Cheddar. “Il Gorgonzola – spiega Arlotti – fu conservato a bordo grazie ai macchinari per produrre ghiaccio che consentivano di preservare così gli alimenti freschi”. Le cucine di prima e di seconda classe, sale di servizio, uffici, panetterie, retrocucina, furono localizzati sul ponte D, tra le sale da pranzo di prima e di seconda classe, ed occupavano tutta la larghezza della nave e per una lunghezza di quasi 50 metri. Il cibo per i passeggeri di seconda classe era preparato nelle medesime cucine. “Il menù della cena della 2 classe del 14 aprile 1912 prevedeva formaggi a fine pasto, come tradizione, ma anche ‘Spaghetti au gratin’ con probabile impiego di Parmigiano Reggiano sia nella besciamella che nella gratinatura. Ma anche gnocchi che, in quel tempo, erano alla parigina: una sorta di pasta choux bollita in piccoli pezzi servita sempre con formaggio e Italian cheese. L’11 aprile, invece, un menù rivela la presenza di Vienna & Graham rolls, croissant alla viennese spesso farciti con Parmigiano grattugiato”.

La cucina della terza classe e relativi servizi fu ubicata dietro la sala da pranzo sul ponte intermedio F. La sua attrezzatura avrebbe certamente fatto impallidire di invidia una sala da pranzo di prima classe di qualche anno prima. Per la prima volta i passeggeri di terza classe avevano l’opportunità di essere serviti a tavola – quando nei precedenti viaggi, spesso, il cibo per i passeggeri di terza classe doveva essere portato a bordo da loro stessi. Il Parmigiano Reggiano, però, difficilmente venne impiegato tra Porridge e patate bollite, “in quanto costoso”. Anche se “probabilmente su traversate così lunghe, il menù variava molto spesso e quindi la presenza di piatti di pasta (italian maccaroni) è molto probabile”.

La nave partì per il suo primo e unico viaggio il 10 aprile 1912 da Southampton (Regno Unito) verso New York. “Non esisteva nessuna sezione di atre navi, adibite al trasporto di passeggeri, che non avessero avuto per essi più importanza di quello relativo alla preparazione ed al servizio del cibo che il Titanic. Nessun altro settore che non abbia beneficiato di miglioramenti tanto importanti durante quegli anni”. Alle 23.40 di sabato 14 aprile impattò in pieno oceano Atlantico con un iceberg. Per quanto dapprima si cercò di salvare donne e bambini, perirono 1523 persone (delle 2228 persone a bordo), soprattutto passeggeri di terza classe e, anche, Luigi Gatti. Col Titanic affondava la Belle époque.

LONDRA / SINGOLARI RICORRENZE

“Già 50 anni prima a Londra il Parmigiano Reggiano era medaglia d’oro”

Parmigiano Reggiano alla conquista del mondo. “La presenza sul Titanic – rileva Umberto Beltrami, unico assessore al mondo a un formaggio, il Parmigiano Reggiano – non è casuale. Dallo spazio alle trincee della prima Guerra mondiale, dalle grandi spedizioni alla cucina degli italiani nel mondo la conferma di un prodotto versatile e di eccezionali qualità. Colpisce il fatto che l’appuntamento con il Titanic (14/15 aprile 1912) segue di 753 anni e un giorno la redazione della pergamena di Marola, che attesta la presenza di formadio a Bibbiano già nel secolo di Matilde”.

“Ma per quanto riguarda la presenza a Londra – prosegue Beltrami -, non è casuale. Era un formaggio stagionato che ben si conservava nei lunghi viaggi e che il primo sindaco di Bibbiano nell’Unità d’Italia Gian Battista Venturi junior (1817-1893) – il liberale che ospitò anche Giuseppe Verdi nella sua casa di Reggio – volle portare nelle esposizioni del regno. E che con Lorenzo Ortalli, di Parma, ottenne medaglie d’oro per il grana reggiano di Bibbiano alla Esposizione Internazionale di Londra del 1862 ‘per cacio di ottima qualità’”.

foto (fonte Henry Aldridge and Son) del menu battuto all’asta il 31 marzo scorso da Henry Aldridge and Son a Londra, per 122mila euro