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Contratto Integrativo Coop Estense: Legacoop Modena risponde ad Antonio Mattioli, responsabile politiche contrattuali della Cgil regionale

Dichiarazioni strumentali e molto discutibili. Questa è l’opinione di Legacoop Modena in merito all’intervento di Antonio Mattioli, responsabile politiche contrattuali Cgil Regionale, diffuso ieri alla stampa. Legacoop Modena, che ha seguito la trattativa per il rinnovo dell’integrativo aziendale di Coop Estense, ritiene assolutamente sbagliato attribuire la responsabilità della cessazione del contratto alla cooperativa, da cui mai è arrivata alcuna disdetta.

Antonio Mattioli sa bene che la fine della validità dell’integrativo aziendale è stata decretata di comune intesa dalle Organizzazioni Sindacali e dalla cooperativa il 10 gennaio 2011 quando, dopo due anni di trattativa inconcludente, si è firmato un accordo di transizione che potesse dar vita a un nuovo contratto, rinnovato e ristrutturato. L’importanza di un sostanziale cambiamento nella contrattazione tra le parti è stata tale da indurre Organizzazioni Sindacali e cooperativa a sancire un termine di validità per il vecchio contratto, fissato prima al 31 ottobre 2011, e poi al 30 aprile 2012.

Purtroppo a tale esigenza, condivisa da entrambe le parti, non ha mai corrisposto un comportamento costruttivo da parte dei Sindacati, che si sono sempre mostrati refrattari ad ogni proposta venuta dalla cooperativa.

Peraltro Coop Estense ha da subito accolto e condiviso la richiesta sindacale di ridurre la precarietà, offrendo 300 assunzioni a tempo indeterminato, 400 passaggi a full time e altri 600 incrementi di contratto per i lavoratori. Parte di queste assunzioni e incrementi di orario sono stati addirittura anticipati dalla cooperativa, che certamente confidava in una risoluzione positiva.

Antonio Mattioli non dovrebbe poi dimenticare che nel settore del commercio in Emilia Romagna quelle di Coop Estense sono tra le retribuzioni più alte, e tali sarebbero potute rimanere anche qualora i Sindacati avessero accettato le proposte di rinnovo. La cooperativa, infatti, non ha avanzato ipotesi di riduzione delle retribuzioni, ma di un impianto che, nel salvaguardare le condizioni dei lavoratori in forza, avrebbe consentito migliori condizioni salariali in una logica di riconoscimento e valorizzazione delle persone.

Non si può accusare Coop Estense di voler scaricare sui lavoratori il peso della crisi economica senza che anche il Sindacato assuma le proprie responsabilità per il fallimento di una trattativa che poteva innovare i sistemi organizzativi e retributivi.

Proprio in uno scenario in cui disoccupazione e costo della vita sono ai massimi livelli, il valore della proposta di rinnovo avanzata da Coop Estense avrebbe dovuto incontrare riconoscimento e approvazione da parte del Sindacato.

È un peccato che una proposta capace di guardare al futuro tutelando gli interessi di impresa e lavoratori si sia scontrata con logiche conservatrici ormai inadeguate alla realtà dei tempi.

 

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