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Premio internazionale di Arte Partecipativa: Jon Rubin a Bologna

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Il suo progetto più noto è forse “Conflict Kitchen”, il ristorante take-out che ha creato a Pittsburgh, dove viene venduto solo cibo di paesi con cui gli Stati Uniti sono in conflitto. Sicuramente si tratta di un esempio emblematico del modo di intendere e di fare arte di Jon Rubin: reinventare le condizioni politiche e sociali del contesto pubblico, creando nuove piattaforme di rappresentanza, partecipazione e scambio. Non a caso nella sua biografia, tra le esposizioni, accanto a importanti musei e biennali internazionali, sono citati anche “cortili, soggiorni di case e angoli di strada”. L’artista è finalista, insieme al collettivo argentino Etcetera e a Emilio Fantin, della seconda edizione del Premio internazionale di Arte Partecipativa, promosso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con LaRete Art Projects e La Pillola, e curato da Julia Draganovic e Claudia Löffelholz.

Per questo motivo Rubin è a Bologna, dal 14 al 21 maggio per la prima residenza con cui entra nel vivo questa seconda edizione del premio. Per l’occasione sarà protagonista di una serie incontri, tra cui una lezione all’Accademia di Belle Arti, il 17 maggio, dalle 13 alle 15 (nell’ambito del ciclo di incontri “Dalla rappresentazione all’azione” a cura di Mili Romano e Roberto Daolio). La residenza prevede anche momenti di conoscenza informali, guidati dalla sua curiosità e desiderio di scoperta – in particolare per tutti gli spazi e contesti della città in cui sono nate forme di auto-organizzazione dal basso – in cui lo accompagneranno le curatrici Julia Draganovic e Claudia Löffelholz insieme allo staff del Premio e de La Pillola e a tutti i cittadini, attori culturali e non solo, che vorranno partecipare. (Per conoscere gli appuntamenti, saranno aggiornati ogni giorno sul sito www.artepartecipativa.it e sulla pagina facebook del Premio). Base e quartier generale della permanenza di Rubin a Bologna, sarà la residenza per artisti e critici internazionali Nosadella.due.

Quale sarà la proposta di Rubin, per un nuovo progetto di arte partecipativa per Bologna – il suo primo in Italia – si scoprirà solo al termine di questa esperienza e dell’idea che l’artista si sarà formato della città. Nel caso di “Conflict Kitchen” ha adottato un approccio originale utilizzando i sensi, in questo caso i piaceri e le scoperte del gusto, per superare gli ostacoli del conflitto, politico e culturale. Si tratta di un vero e proprio ristorante di strada, che cambia menu e faccia, con insegne coloratissime, ogni sei mesi, a seconda del paese ospitato. Al cibo si accompagnano eventi, performances, dibattiti per aumentare il coinvolgimento e la consapevolezza dei clienti rispetto a temi e nodi del conflitto in questione: ha così realizzato cene in diretta Skype tra i cittadini di Pittsburgh e di Teheran, Kabul, Caracas. Le prossime tappe coinvolgeranno anche Cuba e la Corea del Nord.

Non è il solo caso in cui Rubin lavora sulla portata sociale del cibo: con “The Waffle Shop”, un ristorante di quartiere in cui i clienti sono coinvolti in veri e propri talk show, ha creato un laboratorio di discussione e produzione culturale dal basso. Tra i suoi altri progetti, una stazione radio in una città dell’acciaio abbandonata, che trasmette solo il suono di un uccello estinto, una scuola d’arte nomade, basata sul baratto, e lavori che giocano con le figure e i ruoli del potere, come “Royal Danish Protester”, performance in cui due sosia della Regina Danese e del Principe Consorte attraversano un affollato quartiere di Copenhagen portando cartelli di protesta che riportano le istanze e le lamentele dei cittadini incontrati per strada. Attendiamo di scoprire quali spazi e idee di partecipazione proporrà per entrare nella vita di Bologna.

Il Premio Internazionale di Arte Partecipativa si rivolge agli artisti che si sono distinti nel panorama internazionale per le loro pratiche partecipative, partendo da un’idea e da una pratica di governo del territorio. È promosso infatti dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, per sperimentare la partecipazione attraverso progetti artistici capaci di creare nuovi spazi di confronto, negoziazione e decisione aperti ai cittadini.

Di durata biennale, ogni edizione prevede tre finalisti, selezionati dalla Giuria del Premio tra una long list presentata da un Comitato di Selezione internazionale.

Nel primo anno i finalisti realizzano un periodo di residenza a Bologna, con l’obiettivo di ideare un nuovo progetto audience specific. In base a queste proposte viene selezionato il progetto vincitore, che viene realizzato nel corso dell’anno successivo.

La prima edizione del Premio è stata vinta da Pablo Helguera, con il progetto Ælia Media, un canale di informazione alternativo sull’arte e la città, che ha coinvolto un gruppo di operatori culturali bolognesi in una scuola di giornalismo e nella realizzazione di una stazione radio mobile, ancora attiva anche dopo il termine del progetto.

I tre finalisti della seconda edizione, annunciati nel corso di Arte Fiera 2012, sono il collettivo argentino Etcetera, l’italiano Emilio Fantin e l’americano Jon Rubin. La giuria del Premio è formata da: Julia Draganovic, Rudolf Frieling, Alfredo Jaar, Bert Theis, Luigi Benedetti.

(Info: Info@artepartecipativa.it – www.artepartecipativa.it)




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