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Bologna, Cittadinanza onoraria ad Aung San Suu Kyi: il discorso del premio Nobel per la Pace

AungSanSuuKyiLa cerimonia nella Sala del Consiglio comunale è stata preceduta da un incontro in Sala Rossa, dove la leader birmana ha firmato il Libro d’Onore del Comune di Bologna, e lasciato la dedica: “E’ una gioia e un onore essere nella vostra città, essere una di voi”. Il Sindaco ha poi consegnato ad Aung San Suu Kyi una Turrita d’Oro, ed una spilla che raffigura la “Testa dell’Atena di Lemnia”, dalla copia marmorea eseguita nella prima metà augustea, riproduzione della statua di Fidia, conservata nel Museo Civico Archeologico di Bologna. Tantissimi poi gli applausi che, nella sala del consiglio, hanno accolto la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria alla leader democratica.

Di seguito la trascrizione della traduzione del discorso tenuto da Aung San Suu Kyi in occasione del conferimento della Cittadinanza onoraria da parte della città di Bologna.

 

“Signora Presidente, Signor sindaco, Consiglieri, ospiti, Signore e Signori,

sono davvero lieta di essere qui oggi per ricevere la Cittadinanza onoraria di Bologna.

La Presidente nel suo intervento ha detto di avere letto una mia citazione in cui esprimevo parole di amore verso l’Italia, di aver detto di essere platonicamente innamorata dell’Italia. Non so se questo amore è davvero platonico, comunque è tangibile e credo che oggi la vostra testimonianza ne sia una maggiore conferma. Quindi grazie davvero per questa calorosa accoglienza. Grazie anche al Professor Sofri, quando ha detto nel suo discorso che io non sono mai stata sola. Queste stesse parole me le ha dette anche il Dalai Lama, che in un incontro mi disse che io non ero mai stata sola e non lo sarò mai, perché la mia lotta per al pace e per la libertà è una lotta condivisa da moltissime persone in tutto il mondo. E questo senso di condivisione, di aspirazione agli stessi valori è quello che mi ha dato la forza di andare avanti, e che ha fatto sì che io non mi sia mai sentita sola perché sapevo che ovunque, non solo nel mio Paese, ma anche in tantissimi altri Paesi del mondo, io ero un membro di una grandissima famiglia. Capite bene, essere un membro di una famiglia è qualcosa di molto più importante che essere una persona riconosciuta come importante. Essere un membro di una famiglia e considerato come tale è di gran lunga migliore. Non importa essere temuti come dittatori o ammirati come qualcuno che ha raggiunto un grande successo. Quello che conta di più è essere accettati per quello che si è all’interno di una famiglia, condividendo le stesse aspirazioni, gli stessi valori, un percorso verso la pace e la libertà.

Quindi per questo io non mi sono mai sentita sola. E quando le persone mi hanno espresso, sempre, più volte, la loro solidarietà rispetto alla mia sofferenza, io ho sempre accolto queste parole con grande umiltà, anche perché in realtà non credo di avere fatto molto per queste parole, io ho semplicemente ho portato avanti questa mia battaglia. Io stessa sono cresciuta come figlia di un padre, che mi ha insegnato tanto, un padre che per me stessa è stato già un leader. Un padre che è stato padre della mia patria, una persona che ha sempre avuto grande rispetto e considerazione.

E’ lui che ha costruito l’esercito moderno della Birmania. E’ sempre stata una figura che ha unito il mio popolo, perché mio padre ha sempre rappresentato un percorso verso l’indipendenza. Quindi per il popolo della Birmania mio padre è stato un grande simbolo, anche perché ha sempre rappresentato una via possibile di unione. Ecco perché io credo fermamente che la figura di mio padre si stata fondamentale per me, non solo come leader del mio popolo, ma come leader per me stessa.

Vorrei tornare anche sul tema del mio Paese e della riconciliazione che secondo me è possibile, e soprattutto è necessaria. E’ una via che è davvero necessaria, e sono fiduciosa sul fatto che presto il mio Paese sarà unito nei valori che ci renderanno un popolo davvero degno, e soprattutto ci renderanno veri cittadini del mondo. Sono sempre molto cauta quando si parla di politica interna, perché forse sapete che nei Paesi asiatici la politica interna sembra sempre dominata da famiglie potenti. Io stessa a volte vengo considerata tale essendo considerata come una rappresentate di queste famiglie, appunto per la figura di mio padre. In realtà io mi considero alla stregua e al pari dei miei concittadini, e soprattutto credo fermamente nell’integrità della politica. Il mondo della politica è un mondo moto difficile e molto pericoloso. Io ho sempre cercato di pormi come pari dei miei cittadini, senza mai considerarmi al di sopra di essi, ma come una di loro, cercando appunto di portare avanti la mia battaglia per i valori di pace e di libertà. Condividendo i punti deboli e i punti forti dei miei concittadini, lottando per una politica all’insegna dell’integrità.

Per me questa è la cosa più importante, poiché a volte, ripeto, in politica ci si dimentica dei valori spirituali e degli ideali, che vengono dichiarati da alcuni come superati, ma non sono affatto superati, e anzi, credo che il visitare un Pese come il vostro ci conferma ancora una volta che questi valori non sono affatto superati. Anzi, se voi avete sentito nei miei confronti, nei confronti della Birmania, un legame spirituale così forte in questi anni, che mi ha dato sostegno e forza, questa è una ulteriore riprova del fatto che questi valori non sono superati, travalicano gli oceani, le frontiere, e ci fanno sentire tutti parte della grande famiglia degli esseri umani. Anche perché guardare con aspirazione alle persone che rappresentano delle qualità e dei valori in cui crediamo non può che renderci migliori, poiché l’aspirare a quegli stessi valori ci renderà migliori.

Io stessa ho sempre condiviso le aspirazioni dei miei concittadini, degli uomini e delle donne del mio popolo e per questo appunto mi hanno sempre dato grande forza, persone normali, persone comuni, anche loro hanno lottato, persone però completamente sconosciute. Io invece ho sempre goduto di grande riconoscimento, sono stata anche protetta in questo senso, anche sempre per la figura di mio padre, perché anche i generali hanno sempre molto rispettato mio padre in quanto padre della Birmania e padre dell’esercito birmano moderno. Quindi io ho sempre goduto, diciamo, di questo status particolare, ma tanti hanno lottato nel silenzio, hanno lottato silenziosi, sconosciuti, con grande coraggio, senza nessuna ricompensa, nessun riconoscimento, con l’unico riconoscimento derivante dalla loro coscienza, dall’essere soddisfatti per aver lottato per qualcosa in cui credevano fermamente. Ebbene, io voglio ricordare anche queste persone, perché io sono stata liberata, ma molti, purtroppo non lo sono ancora stati nel mio Paese e continuano a lottare.

Quindi noi non siamo affatto al termine di un percorso nel mio Paese, anzi si tratta di un percorso di cui siamo solo all’inizio, e di una strada che non ha fine. Voi lo sapete molto meglio di me anche se da tantissimi anni godete di un regime democratico. Sapete che per mantenere la democrazia bisogna lottare quotidianamente, ogni giorno, per mantenere vivi questi valori. Anche se qualcuno magari potrà dire che forse governare l’Italia in realtà è più difficile che governare la Birmania, ma credetemi, la vera democrazia sta proprio nella capacità di essere in disaccordo e, anzi, è proprio la capacità di riconoscere il disaccordo con qualcuno che rende e dà la misura di quanto un Paese sia democratico, perché è proprio nel riconoscimento del disaccordo che si può poi trovare la via per la riconciliazione, la riconciliazione insieme in nome di un bene comune e più grande per tutti.

Questa è la mia filosofia e anche il principio che mi ha guidato ed è per questo che anche quando io ho rivolto degli attacchi e delle critiche ai nemici del governo militare, non l’ho mai fatto citandoli per nome. Quando a volte ci sono state azioni che io ho sentito il dovere di condannare l’ho fatto, ma sempre senza mai citare direttamente il nome dei perpetratori, e questo perché credo fermamente che ognuno abbia la possibilità di pentirsi, di ricredersi, quindi nessuno deve essere condannato a priori personalmente. Bene e male convivono in ciascuno di noi e se prevale l’uno o l’altro è il risultato delle esperienze che facciamo, delle persone che ci stanno intorno, dell’ambiente in cui viviamo.

Noi più fortunati in cui prevale il bene è perché abbiamo avuto intorno un ambiente che ha favorito questo tipo di evoluzione. Altri hanno avuto altre esperienze. Ebbene io credo che ogni individuo abbia il diritto di ricredersi, di poter cambiare strada, di potersi pentire, e questo proprio perché è l’unica via che ci può permettere di arrivare ad un mondo all’insegna dell’umanità, un mondo migliore e, ripeto, noi siamo soltanto all’inizio, e ci avete dato molto supporto, voi come molti altri Paesi.

Sostegno e supporto sono fondamentali, ma devono andare di pari passo con la comprensione. In questi anni abbiamo ricevuto grande sostegno, anche a livello emotivo, a livello emozionale, e non voglio sottovalutare questo contributo che è stato fondamentale, ma questo deve andare di pari passo con la comprensione profonda delle nostre problematiche, delle nostre sfide come popolo. Soltanto così potremo evolvere ed aspirare, quindi, ad una condizione migliore, ed io spero ed auspico per il mio Paese una democrazia che per me risulta dall’equilibrio tra libertà e sicurezza: è questo che io mi auguro per il mio popolo, per il mio Paese, perché bisogna sentirsi liberi, liberi di poter seguire la propria coscienza, ma questa libertà non è nulla senza la sicurezza poi di poter appunto seguire di fatto la propria coscienza.

Si parla spesso della libertà di parola, della libertà di espressione, ma come ha detto qualcuno di cui ora non ricordo il nome, “non è tanto importante la libertà di esprimersi, ma di avere libertà dopo che ci si è espressi”, perché sappiamo purtroppo che in Birmania alcune persone sono riuscite a esprimersi liberamente, ma in seguito purtroppo hanno pagato un caro prezzo per averlo fatto. Quindi non si può essere liberi se non si è sicuri. La libertà non è sufficiente da sola, la libertà deve essere reale, e per esserlo deve essere accompagnata alla sicurezza. E libertà e sicurezza devono essere garantiti non solo a pochi a scapito di altri, ma a tutti. Non si può essere liberi a scapito di qualcun’altro, libertà e sicurezza devono essere per tutti.

In una dittatura, beh, una dittatura è all’insegna ovviamente della repressione, nessuno si sente sicuro, nemmeno gli stessi dittatori, altrimenti perché sarebbero così ossessionati dalle misure di sicurezza?

Ebbene senza libertà, senza sicurezza, non si può nemmeno avere soddisfacimento dei bisogni, non ci può essere giustizia, e tutti questi valori e questi elementi devono andare di pari passo. Ecco perché, ripeto, io mi auguro che questo equilibrio possa essere raggiunto proprio per poter dare finalmente compimento a questa battaglia per i diritti umani e la democrazia. Ognuno deve poter essere libero di seguire quello che cerca nella propria esistenza, di poter agire, di poter vivere, indipendentemente da quello che raggiungerà o che otterrà. Sappiamo che gli individui, gli esseri umani, poi raggiungono risultati diversi sia dal punto di vista materiale che intellettuale o spirituale ma ciascuno ha il diritto di poter seguire la propria strada. Ecco perché io ho lottato, ecco perché in Birmania siamo stati in tanti ad aver lottato in così tanti anni.

Ringrazio ancora tutti gli amici che in questi anni ci hanno sostenuto, mi hanno sostenuto e non hanno mai cessato di sorprendermi. A volte ho saputo di avere avuto sostegno e supporto da persone Paesi di cui mai avrei immaginato una tale forza di solidarietà, persone da tutti i Paesi, africani, mediorientali, dalla Cina, dalla Russia, Paesi appunto da cui non mi sarei mai aspettata un sostegno tale. Ebbene a volte, incontrando persone di questi Paesi, mi hanno ringraziata, loro hanno ringraziato me, e io sono sempre rimasta stupita e ho ascoltato le loro parole e testimonianze con grande umiltà perché io in realtà non penso di avere fatto niente per loro e se loro evidentemente hanno riconosciuto in me la lotta per dei valori che condividono, valori di libertà, e quindi questo riconferma ancora una volta che siamo uniti da valori profondi, culturali che vanno al di là dei confini delle nazioni, quindi siamo tutti parte di una grande famiglia umana, siamo tutti cittadini di una stessa grande città e sono davvero lieta che oggi, con questa cittadinanza onoraria, voi abbiate riconfermato tutto questo e che quindi abbiate ritrovato questa “cittadina”, anzi, questo membro della famiglia che non vedevate da tempo.

Grazie”.