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2014-2017, Lucia Bursi “Quattro anni complessi, ma intensi”

Il segretario provinciale uscente del Pd modenese Lucia Bursi, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato (l’Assemblea provinciale che proclamerà il nuovo segretario provinciale è convocata per la sera di giovedì 26 ottobre alla Camera di commercio), traccia un bilancio dell’attività svolta in questi anni alla guida del partito modenese. “Quattro anni complessi – conferma Lucia Bursi – di profondo cambiamento per la politica e i partiti sia a livello nazionale che locale, ma anche quattro anni di lavoro intenso, grazie alle tante persone che mi hanno sostenuta e affiancata, ciascuno nel proprio ruolo e ambito. Il Partito democratico, pur in un clima generalizzato di disaffezione verso la politica, si conferma l’unico partito strutturato, presente capillarmente sul territorio, con un fondamentale patrimonio di iscritti, elettori, simpatizzanti e volontari”. Ecco un bilancio dell’attività svolta suddiviso per settori:

Partito – La trasformazione più rilevante degli ultimi anni è indubbiamente il progressivo calo dei tesserati, fenomeno che riguarda tutti i partiti sia a livello nazionale che a livello locale. Se il Pd modenese ha perso, di fatto, 3 iscritti su 4, 2 di questi si sono allontanati negli ultimi quattro anni. Nel 2013, in provincia di Modena, gli iscritti al Pd erano 11.201 e gli elettori 70.442. Nel 2016 gli iscritti erano passati a 6.125, mentre gli elettori erano diventati 36.120. Fenomeno del tutto analogo si è riscontrato nell’intera regione. Nel 2013, in Emilia-Romagna, gli iscritti al Pd erano 76.033 e gli elettori 405.505. Nel 2016 gli iscritti sono calati a 47.281, mentre gli elettori sono diventati 214.658. Si tratta di un calo importante, che solo il lavoro fatto nei Circoli per promuovere il tesseramento ha consentito di circoscrivere, anche se solo in parte. Ciononostante il lavoro è stato intenso su diversi fronti. I congressi nei Circoli modenesi si sono tradotti in appuntamenti in grado di contribuire al rinnovamento della classe dirigente della politica. Nella primavera del 2015 abbiamo concorso all’elezione del segretario regionale del partito, una scelta unitaria giunta alla fine di un ampio percorso di consultazione. Il Pd di Modena, in questi anni, ha anche lavorato alla riforma dei regolamenti interni. Proprio grazie a uno dei nuovi organismi previsti – la Conferenza degli eletti – si è potuto giungere al congresso provinciale 2017 con una candidatura unitaria, individuata non in un non meglio specificato “caminetto”, ma attraverso un lavoro trasparente di concertazione politica e con assunzione di responsabilità.

 

Formazione – Grande importanza è stata data, in questi anni, alla formazione. Nell’estate del 2014 fu organizzato un corso di formazione per gli amministratori neo-eletti sui temi delle istituzioni, i bilanci pubblici e la legalità. Sempre quell’anno il Coordinamento delle donne Pd organizzò un’attività di formazione per la comunicazione politica al femminile. Nel 2015, nel corso della Festa provinciale, si tennero diversi incontri di formazione sulla comunicazione politica. Nello stesso anno si lavorò sulla formazione dedicata ai segretari di Circolo. Insieme agli Ecodem, si è fatta formazione sui territori nell’ambito del ciclo di incontri Ecotour. Nel 2016, il partito della città ha organizzato Demo-lab, un percorso formativo in diverse tappe e con argomenti diversificati. Nello stesso anno, la Festa provinciale fu l’occasione per organizzare incontri di formazione sulla comunicazione via web.

 

Elezioni – Questi ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da continue tornate elettorali e da un conseguentemente continuo impegno di coordinamento del partito. Nel 2014 si svolsero le elezioni amministrative in 36 Comuni che il Pd accompagnò con ben 6 primarie per la scelta del candidato a sindaco. 6 Comuni sono andati al voto nel 2016 e altri 3 nel 2017, per un totale complessivo di 44 Comuni alle urne. Come Pd abbiamo perso il governo di cinque Amministrazione, ma ne abbiamo riconquistate due, tra cui Sassuolo. Nel 2014 si erano svolte anche le elezioni europee e, per la prima volta dopo 15 anni, Modena è tornata ad avere un europarlamentare, Cécile Kyenge. Le elezioni regionali del 2014 ci hanno consegnato un basso tasso di affluenza alle urne, decisamente preoccupante, ma anche un modenese, Stefano Bonaccini, alla guida della Regione. Infine, nel 2016, il referendum costituzionale: la provincia di Modena è stata una delle nove province italiane in cui ha prevalso il “Sì”.

 

Attività politica – Su questo fronte è pressoché impossibile fare un bilancio delle centinaia e centinaia di iniziative, incontri, manifestazioni, banchetti, eventi che sono stati organizzati in questi anni. Vorrei ricordarne solo alcuni come il ciclo di iniziative dedicate ai 70 anni di voto alle donne e l’assidua partecipazione ai presidi, molto spesso davanti al Sacrario ai piedi della Ghirlandina, per testimoniare la vicinanza alle vittime degli attentati terroristici che si sono, purtroppo, susseguiti in questi anni in varie parti d’Europa e i presidi per testimoniare l’antifascismo che rimane uno dei valori fondanti non solo della Repubblica, ma anche del Partito democratico. L’attività politica ha vissuto uno snodo difficile con la scissione, ma va dato merito a iscritti ed elettori di aver serrato le fila e continuato a lavorare con grande impegno. Numerosissime, infine, le iniziative nei Circoli, ma non solo, a cui hanno partecipato i nostri eletti, nei diversi livelli istituzionali, per accompagnare il percorso delle tante riforme che hanno caratterizzato gli anni di Governo nazionale, di governo della Regione e anche la nostra presenza in Europa.

 

Feste – Le Feste rimangono il principale evento politico del Pd, un importante momento aggregativo e uno dei cardini del finanziamento trasparente del partito. In questi anni si è lavorato per organizzare feste anche nei paesi e nelle città dove non si tenevano più da tempo. Gli incassi della Festa provinciale, negli ultimi anni, sono stati sostenuti, con l’eccezione dell’ultimo settembre martoriato dal cattivo tempo. Nel 2014 la Festa incassò un lordo di 2.475.135 euro; 2.324.446 nel 2015; 1.972.746 nel 2016 e 1.355.039 nel 2017.

 

Bilancio e personale – Dal 2014, sul sito del Pd provinciale, è stata inserita un’area denominata “Trasparenza” dove sono pubblicati i dati dei bilanci consuntivi, la dotazione di personale e i regolamenti. In questi anni, caratterizzati da una riduzione delle entrare causata dal calo della contribuzione da parte degli iscritti e dall’azzeramento del contributo pubblico ai partiti, si è lavorato per un deciso contenimento delle spese. Le cifre esemplificano bene lo sforzo profuso: nel 2010 il Pd di Modena aveva entrate per 1 milione e 499mila euro e spese per 1 milione e 302mila. Nel 2016 le entrate si erano ridotte a 675mila euro, ma così anche le spese, risultato che ci ha consentito di chiudere l’anno in pareggio di bilancio. Particolarmente consistente è stato il contenimento delle spese del personale dipendente della Federazione, culminato con il ricorso per un biennio ai contratti di solidarietà. Questa strategia ha consentito di ridurre progressivamente il numero dei dipendenti senza fare ricorso alla cassa integrazione e senza licenziamenti non concordati. Nel 2013 il Pd modenese contava 25 dipendenti in servizio e 17 in aspettativa. Nel 2017 ha 12 dipendenti in servizio e 8 in aspettativa. La spesa per il personale è, quindi, passata da 570mila a 330mila euro. Per il 2018 si prevede che il numero dei dipendenti diminuisca ancora a 9 unità. In contemporanea si è lavorato alla riorganizzazione delle sedi: dalla sede del provinciale alla ridefinizione delle sedi dei Circoli della città e sul territorio provinciale. In questi quattro anni, i Circoli della provincia hanno contribuito al sostentamento della Federazione con 158mila euro, mentre il Pd provinciale ha devoluto contributi ai Circoli per il pagamento degli affitti delle sedi per un totale di 384mila euro. Consistente, infine, anche la riduzione del disavanzo che il partito ha ereditato dai primi anni di vita del Pd: da 1 milione e 132mila euro del 2010 si è passati agli attuali 821mila euro.




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