Home In evidenza Modena L’attività in Medicina Post Acuzie: un progetto dell’AOU di Modena

L’attività in Medicina Post Acuzie: un progetto dell’AOU di Modena

L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena è attenta ad una corretta gestione dei pazienti dopo la fase acuta della patologia che li ha condotti in ospedale. Al Policlinico di Modena è presente una Struttura Complessa di Medicina Post Acuzie, diretta dal dottor Athos Borghi all’Ospedale Civile di Baggiovara è presente una Struttura Semplice di Post Acuzie, di cui è Responsabile la dott.ssa Monica Golae Direttore il dottor Marcello Pradelli. L’unificazione dei due ospedali ha consentito, nel corso del 2018 di definire criteri comuni di accesso al ricovero nelle due strutture dell’Azienda in un’ottica complessiva di miglior risposta terapeutica possibile, grazie anche al trasferimento della Medicina Post Acuzie del Policlinico in uno spazio più ampio al secondo piano del Padiglione Beccaria.

“L’attività di Medicina Post Acuzie– spiega il dottor Athos Borghi– si rivolge a quei pazienti che, terminata la fase acuta di malattia, necessitano di rimanere ancora ricoverati in ospedale per completare il proprio piano di cure. Molti dei nostri pazienti sono over 65, e  vengono trasferiti in reparto ad esempio dopo un intervento ortopedico per frattura del femore, oppure dopo uno scompenso cardio-respiratorio. Abbiamo, però, anche pazienti più giovani, di solito in cura per malattie complesse di diversi organi e apparati, o per i postumi di  problemi infettivologici (ad esempio meningite, spondilodiscite). Il nostro compito è quello di adottare il miglior approccio clinico in relazione alla tipologia dei pazienti, anche tenendo conto che dovrà essere programmato e gestito al meglio il ritorno a casa”.

L’Azienda ha costituito un’Areafunzionale riferita alla Medicina Post Acuzie e Riabilitativa, al fine di favorire l’adozione omogenea degli strumenti di valutazione e di ottimizzare i percorsi.

“La condivisione dei criteri di accesso alle due Unità Operative di Post Acuzie–ha aggiunto il dottor Marcello Pradelli- è determinante per migliorare l’efficacia della presa in carico nei diversi percorsi di cura, cercando così di evitare una possibile valutazione autoreferenziale nell’ambito del setting assistenziale del ricovero. Inoltre, si è concordato ad esempio che pazienti degenti al Policlinico e affetti da problematiche specifiche, ad esempio neurologiche e vascolari, e giudicati idonei alla medicina post acuzie vengano indirizzati presso l’Ospedale Civile”.

Il ricovero

I pazienti ricoverati nella Medicina Post Acuzie vengono seguiti da un’équipe di medici, infermieri e operatori socio-sanitari, tutti formati per l’assistenza specialistica ospedaliera multiprofessionale in fase post acuta. Ai pazienti che lo necessitano, in ambedue gli ospedali, è assicurato l’intervento riabilitativo tramite i fisiatri e i fisioterapisti della Medicina Riabilitativa. Ogni caso viene discusso da tutta l’équipein un briefing quotidiano con l’obiettivo di valutare i risultati del piano clinico assistenziale formulato all’ingresso ed eventualmente adattarne gli obiettivi e le modalità applicative.

“Uno dei problemi che più spesso può disorientare le famiglie – afferma il dottor Borghi– riguarda il crollo repentino di alcune funzioni cognitive che può avvenire in un congiunto a seguito di patologie come la polmonite, che necessitano di un ricovero in ospedale. Questi effetti, spesso, si hanno in tempi molto brevi e i parenti si trovano di fronte una persona che non è più del tutto autosufficiente o comunque diversa dal punto di vista relazionale. E’ noto che alcune patologie possono avere l’effetto di indebolire numerose funzioni di base, talvolta con repentine e sorprendenti riduzioni di performance funzionale, soprattutto nei pazienti anziani e multipatologici. Particolarmente destabilizzanti sono le alterazioni della memoria, l’incapacità di riconoscere i familiari e in generale le alterazioni percettive. Nei pazienti fragili l’allettamento diminuisce drasticamente la captazione di stimoli ambientali coerenti con le mappe cerebrali dell’esperienza neurosensoriale personale, peraltro acquisita in posizione verticale. Punto cruciale della nostra attività di cura sono programmi di riabilitazione e interventi di riattivazione funzionale multidimensionali sul paziente che di solito viene fatto alzare dal letto in tempi molto brevie deve essere gestito da personale esperto nelle tecniche di mobilizzazione e riorientamento neurocognitivo. Va da sé che tali attività richiedono una forte integrazione interdisciplinare e multiprofessionale”.

La dimissione

Il programma di dimissione del paziente è improntato alla facilitazione della presa in carico territoriale tramite l’attivazione, quando si prevede l’utilità di una di dimissione protetta, di uno strumento di valutazione congiunta con il territorio che è l’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM). La finalità è quella di attivare le procedure per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) o l’inserimento in una Struttura territoriale quale la Casa Residenza Anziani (CRA).

“Relativamente al piano di dimissione – conferma la dottoressa Monica Gola-determinante è risultata la sperimentazione del <<case manager>>,  una nuova figura professionale infermieristica presente nella Medicina Post Acuzie del Civile. Il Case Manager fa un’istruttoria in modo che alla dimissione tutte le informazioni siano a disposizione per la valutazione finale di presa in carico territoriale. In altre parole, conoscendo i bisogni assistenziali del paziente, indaga con colloqui strutturati il contesto famigliare e coinvolge le figure professionali utili (medici, fisioterapisti, assistenti sociali, infermieri del punto unico di assistenza) al fine di garantire il percorso extra-ospedaliero  più appropriato.