Home Ambiente Plastica nei rifiuti, Legambiente Modena: “Servono un nuovo modello di raccolta e...

Plastica nei rifiuti, Legambiente Modena: “Servono un nuovo modello di raccolta e maggiore chiarezza sui dati”

Dopo lo scambio di dati fra comitati e Hera avvenuto a mezzo stampa nei giorni scorsi, a proposito del conferimento dei rifiuti in plastica e del successivo trattamento tramite riciclo o incenerimento, il dato fondamentale è evidente: la percentuale di plastica inviata a riciclo (di cui cioè si recupera la materia per impiegarla nella realizzazione di nuovi oggetti) è davvero troppo bassa!

Pesano certamente su questo risultato la molteplicità dei materiali raccolti sotto il nome di “plastica”, il fatto che una parte di questi non sono concretamente recuperabili e l’assenza di una domanda di mercato per un altro sottoinsieme.

Se soltanto il 33% della plastica differenziata viene riciclata e se la plastica differenziata corrisponde in realtà solo alla metà del totale della plastica buttata, ne traiamo una conclusione: dobbiamo produrre meno rifiuti in plastica.
In questo contesto il contributo in termini di iniziative e progetti, promossi sia dalla Pubblica Amministrazione e dal gestore sia da associazioni e privati, sarà fondamentale negli anni a venire: promuovere una maggiore attenzione agli acquisti plastic free, favorire il riutilizzo e la vendita dello sfuso, sensibilizzare gli esercenti sul tema dei rifiuti prodotti sono gli strumenti a disposizione.

Allo stesso tempo, chiediamo una maggiore trasparenza da parte del gestore. Da tempo Hera continua a comunicare i suoi risultati parlando indistintamente di “recupero”, mentre l’Unione Europea chiarisce la differenza fra “riciclo” (il recupero della materia) e “recupero ad altri usi” (incenerimento e altri).

Crediamo che la comunicazione dei dati sia fondamentale per la comprensione della materia da parte di tutti i cittadini, decisori politici compresi: chiediamo quindi a Hera di adottare la terminologia e la classificazione utilizzata dall’UE per descrivere i propri dati, in modo da rendere comprensibili al pubblico e non fraintendibili i dati relativi ai quantitativi di rifiuti riciclati e quelli recuperati in altro modo.

Infine, dobbiamo sottolineare l’incidenza del modello di raccolta dei rifiuti sui risultati in termini di quantitativi di rifiuti differenziati e indifferenziati.
Come sottolineato dal report di Legambiente Emilia-Romagna “Comuni ricicloni” pubblicato a fine 2018 (con dati del 2017), nel bacino gestito da Hera continua ad essere smaltita (non riciclata, quindi incenerita o inviata in discarica) una quantità di rifiuti per abitante superiore al triplo rispetto al bacino gestito da Aimag: facendo un paragone fra le sole due città maggiori, un cittadino di Modena invia a smaltimento quasi il quadruplo di rifiuti rispetto a un cittadino di Carpi.

Non si tratta di una mera questione di campanile, ma di metodologia: il report regionale sottolinea come 14 dei 15 migliori Comuni per quantitativi di rifiuti a smaltimento, nonché il 100% dei migliori Comuni in regione per percentuali di raccolta differenziata, adottano il sistema porta a porta con tariffa puntuale. Ad adottare tale sistema, con risultati ottimi, non sono solo centri piccoli o medi ma anche città grandi: Parma, ad esempio, con il porta a porta differenzia il 80,5% dei rifiuti contro il 59,3% di Modena; la stessa Parma invia a smaltimento 105,9 kg/abitante di rifiuti, contro i 368,4 kg/ab di Modena.

La percentuale di raccolta differenziata raggiunta da Modena rappresenta peraltro un valore ancora inferiore al 65% obiettivo della legge “Ronchi” per il 2012, con un ritardo di 5 anni. È stato invece raggiunto l’obiettivo per il 2020 previsto dalla normativa comunitaria.

Di certo non tutti i sistemi di raccolta vanno bene in tutti i contesti, ma allo stesso tempo c’è una forte necessità di procedere verso un sistema di raccolta più efficace, come peraltro previsto dalla normativa regionale vigente: questo cambiamento porterà di certo a un aumento della differenziata, anche nel caso della plastica.
Auspichiamo quindi che Hera proceda celermente nella conversione dell’attuale modello, dando il proprio contributo allo sforzo collettivo che deve vedere tutti (cittadini, imprese, istituzioni e altre organizzazioni) partecipanti attivi.