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Fisco: solo il 14,3% italiani escluso da dichiarazione redditi

La dichiarazione dei redditi rimane un appuntamento inevitabile per la maggioranza dei
contribuenti. Solo il 14,3% degli italiani riesce ad evitare la compilazione, perchè rientra tra coloro che pagano le imposte tramite i datori di lavoro oppure perchè possiede la sola casa da abitazione, ora diventata esente.

Per la maggioranza dei contribuenti, comunque, la dichiarazione dei redditi diventa un doppio esborso: per il 46,5% si rivolge a degli esperti e somma
così il costo della compilazione a quella del versamento dei tributi. Il 22% degli italiani, invece, trova assistenza in famiglia.

A fare il check up del rapporto tra gli italiani e la
dichiarazione dei redditi è l’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna che ha realizzato un’indagine campionaria Istat-Multiscopo (che si basa su interviste) sulla dichiarazione
dei redditi compilata nel 2001.

Dallo studio emerge comunque una ampia differenziazione regionale. Il 14,3% degli italiani che, nel rispetto della normativa, può evitare di presentare la dichiarazione dei redditi rappresenta una media tra grandi regioni dove la percentuale si abbassa di molto – in Molise è al 7,7% e in
Emilia-Romagna all’8,4 – e altre dove è decisamente più alta la quota di chi non ha compilato alcuna dichiarazione. Tra quest’ultime la Calabria (25,0), la Sicilia (24,6) e la Campania (23,4).

L’indagine mette in risalto anche i conti per il rispetto di questo obbligo fiscale. La maggioranza dei cittadini si rivolge a persone o enti che richiedono un pagamento. In Italia la
percentuale si attesta al 45,6% della popolazione, con una punta del 64,1% in Emilia-Romagna, davanti a Veneto (57,3) e Trentino-Alto Adige (57,0). Il minore ricorso a persone o enti
che richiedono un pagamento si registra in Campania (32,8%), Lazio (34,9) e Basilicata (38,4).

L’aiuto dei familiari è dichiarato dal 22,0% della popolazione italiana. In ambito regionale è il Lazio a fare registrare la più alta percentuale di aiuto familiare (30,2%), davanti a Basilicata (25,8), Puglia (24,8) e Friuli-Venezia
Giulia (24,4). La rete familiare è meno evidente in
Emilia-Romagna, che anche la regione dove si ricorre di più a strutture a pagamento, con una percentuale del 13,9 per cento, seguita da Trentino-Alto Adige (16,3) e Sicilia (16,5).

Il maggiore ricorso a persone al di fuori della famiglia, che non si fanno pagare, si può osservare in Basilicata (28,4%), Puglia (24,4), Valle d’Aosta (24,2) e Molise (23,3). L’Emilia-Romagna è tra le ultime regioni, con una quota del 15,4%, preceduta da Calabria (15,4) e Marche (15,2).

In estrema sintesi famiglie e amici in Emilia-Romagna funzionano meno che altrove, sotto l’aspetto della compilazione dei redditi,obbligando le persone a ricorrere a strutture a pagamento in misura maggiore rispetto ad altre regioni: una sorta di tassa aggiuntiva sulle tasse – conclude Unioncamere – che pesa di più che altrove.