Saranno quasi quindici milioni i mazzetti di mimosa regalati quest’anno per la Festa della donna per una spesa di 50 milioni di euro. Un giro d’affari importante nonostante il calo del 30% nella produzione del fiore delle donne, causato dal maltempo e dal freddo intenso che ne hanno ritardato la fioritura.


E’ quanto stimato dalla Coldiretti la quale sottolinea che i tre quarti della produzione nazionale provengono dai terrazzamenti affacciati sul mar Tirreno del Ponente ligure. I coltivatori diretti spiegano inoltre il percorso che va dal coltivatore ai consumatori passando per i commercianti. “Il prezzo pagato all’imprenditore agricolo nelle zone di produzione si aggira sui 6-7 euro al chilo, un valore che si moltiplica piu’ volte al consumo dove viene venduto a costi che variano a seconda del tipo di confezione e del luogo: dal rametto di 2-3 euro al mazzo di 15 euro”.

“La mimosa – continua Coldiretti – è coltivata in Italia da circa duemila imprese su una superficie di quasi 600 ettari di terreno dai quali si ottengono annualmente circa 120 milioni di steli raccolti soprattutto in Liguria e destinati anche all’esportazione in Francia, Svizzera e Paesi del Nord Europa”.

Il piccolo fiore giallo simboleggia la determinazione, la concretezza e allo stesso tempo la sensibilità delle donne e per questo è stato scelto come simbolo femminile universale.
La mimosa venne introdotta in Europa intorno al 1820 e con il passar del tempo riuscì ad adattarsi molto bene al clima italiano, soprattutto nelle zone temperate come la Liguria.
“Nei paesi d’origine come Sud America e Australia dove è considerata fiore nazionale, la mimosa – conclude la Coldiretti – raggiunge i 30 metri di altezza, in Europa, invece, non supera i 10 metri”.
Il nome del fiore viene dal latino “mimus”, l’attore del mimo romano con il quale la mimosa ha in comune la caratteristica di traformarsi. “Le centinaia di foglioline verde chiaro che ne compongono i rami – conclude Coldiretti – si ritraggono infatti in caso di pericolo”.