Home Lavoro 1 maggio: lettera aperta dell’assessore Bastico

1 maggio: lettera aperta dell’assessore Bastico

“Lo scorso 1° Maggio – come Giunta della Regione – avevamo assunto un impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Emilia-Romagna: approvare una legge che sostenesse la qualità del lavoro, la sua stabilità, la sua sicurezza. Un impegno che siamo riusciti a mantenere, grazie anche a tutte le forze sociali del nostro territorio, ai sindacati, alle associazioni di categoria”. Con queste parole l’assessore regionale al lavoro Mariangela Bastico apre la sua lettera aperta in occasione del 1° Maggio.


“Credo che sia giusto – prosegue l’assessore Bastico – ricordare tutto ciò in occasione di questa Festa dei lavoratori, perché la legge regionale sul lavoro è costata molto impegno e molta capacità di mediazione da parte dei partiti che compongono la maggioranza. La legge sul lavoro della Regione Emilia-Romagna non è – non ha mai voluto essere – una legge “contro”, ma certamente è culturalmente alternativa alla legge 30 istituita dal precedente governo di centro destra. La legge 30 ha contribuito a rendere precario il nostro mercato del lavoro, diffondendo insicurezza e preoccupazione per il futuro, e contraddicendo quella necessità di lavoratori qualificati e formati che è un requisito essenziale per l’innovazione e la competitività delle imprese. Un fenomeno, quello della precarietà che colpisce soprattutto le donne: in Emilia Romagna il 32% delle donne occupate ha un contratto di lavoro di tipo flessibile, mentre per gli uomini tale percentuale si ferma all’11,2%. Una inaccettabile discriminazione”.
“Per questo – conclude l’assessore Bastico – per festeggiare degnamente questo 1° Maggio, è necessario impegnarsi a fondo per applicare pienamente la nostra legge regionale. È un lavoro che è già iniziato con le nuove norme sull’apprendistato, sulle certificazioni delle competenze dei lavoratori, con le sperimentazioni dei voucher di servizio, con le prime convenzioni provinciali sull’inserimento dei disabili. Un lavoro che vogliano proseguire, perché la prospettiva e la speranza di un lavoro stabile non sia un sogno irrealizzabile, ma un diritto per tutti”.