Home Modena Popolazione: i modenesi a quota 665 mila

Popolazione: i modenesi a quota 665 mila

Nel corso del 2005 la popolazione modenese è cresciuta dello 0,8 per cento, quasi 5.500 persone in più rispetto al 2004: al 1 gennaio di quest’anno alle anagrafi comunali risultano complessivamente 665.272 residenti, circa 56 mila in più rispetto a dieci anni fa.

Il dato fa parte dell’analisi sulla popolazione realizzata dal servizio Statistico della Provincia di Modena e, pur confermando la crescita record realizzata negli ultimi anni, presenta anche “una dinamica più contenuta rispetto allo scorso biennio” come ricorda Maurizio Maletti, assessore provinciale alla Programmazione, sottolineando, comunque, che “il territorio modenese è caratterizzato da buone condizioni di vita, da una qualità dello sviluppo del sistema economico e del vivere sociale che rappresentano caratteristiche di forte attrattività per i flussi migratori dall’estero e da altre aree del nostro paese”.

Il “rallentamento” della crescita demografica è dovuto in particolare all’esaurimento dell’effetto regolarizzazioni e della sostenuta propensione alla mobilità sul territorio che caratterizza la popolazione straniera che ha superato quota 55 mila rappresentando oggi l’8,3 per cento della popolazione complessiva.
Tra gli effetti dell’immigrazione anche un aumento delle nascite (6.770 nel corso del 2005) che ha portato, per la prima volta dalla fine degli anni Settanta, a un saldo naturale di segno positivo (più 171 unità) al quale contribuiscono anche le generazioni figlie del baby-boom concentrate soprattutto nella fascia tra i 30 e i 44 anni.

Il dato registrato al 1 gennaio di quest’anno conferma l’attendibilità dello scenario indicato tre anni fa con le previsioni demografiche al 2014: 700 mila abitanti con oltre 313 mila famiglie e circa 90 mila stranieri che rappresenteranno il 13 per cento della popolazione.

“Rispetto alle ipotesi – spiega Maletti – siamo anche un po’ in anticipo e questo significa che fin da oggi bisogna attrezzarci per affrontare la crescita di servizi come le scuole (dai nidi alle superiori), il tema della casa e dei servizi di protezione sociale e questioni come quella dell’integrazione”.