Continuano ad essere molto buone le prospettive occupazionali dei giovani laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dove le prospettive di inserimento nel mondo del lavoro nel 2007 hanno messo in evidenza una significativa capacità di assorbimento da parte del territorio, che nell’ultimo triennio (2005/2007) si è tradotta in un incremento della percentuale complessiva di occupati ad un anno dalla laurea: + 1,6% per i laureati triennali e + 8,1% per i laureati del vecchio ordinamento.
Il dato è ancora più apprezzabile se posto a confronto con l’andamento nazionale.


Il brillante risultato dei laureati dell’Ateneo emiliano trova conferma anche nel dato sulla disoccupazione ad un anno dalla laurea: i laureati triennali che ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea ancora cercano lavoro sono appena il 2,7% contro il 5,9% sul piano nazionale, mentre i laureati vecchio ordinamento ancora senza lavoro sono l’8,0% rispetto ad una media nazionale del 25,5%.
Più fortunati dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia solo pochissimi colleghi in Italia: tra i laureati triennali indici di disoccupazione minori si riscontrano solo a livello di alcune piccole Università o Università “tematiche”, dove peraltro i valori assoluti di laureati è molto modesto, come quella della Valle d’Aosta (0,0%), della Libera Università di Castellanza (1,8%) e dell’Università per Stranieri di Perugia (2,2%); tra i laureati pre-riforma fanno meglio solo i giovani usciti dal Campus Biomedico di Roma (3,0%).

“La puntuale indagine di AlmaLaurea – commenta il Rettore prof. Gian Carlo Pellacani – suona come conferma dei positivi riscontri che abbiamo avuto in sede di Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario. Il nostro è un Ateneo di assoluta eccellenza con performance europee sia per quanto riguarda la qualità della ricerca che la validità della didattica. E certamente fa piacere che i risultati ottenuti trovino riconoscimento relativamente alle prospettive occupazionali dei nostri laureati, tutti molti apprezzati e ricercati dal sistema territoriale: imprese, istituzioni, enti. L’attenzione che abbiamo posto con insistenza sulle attività di orientamento allo studio e di accompagnamento al lavoro con la recente istituzione dei uno specifico Ufficio Placement per incrementare i tirocini e orientare al lavoro e dello stesso Sportello AlmaLaurea danno evidentemente buoni frutti, accrescendo l’occupabilità dei nostri laureati. E’ una soddisfazione che va condivisa dagli studenti per il loro impegno di studio, ma anche dal corpo accademico che si è davvero prodigato per realizzare percorsi formativi adeguati, non fantasiosi o avulsi dalla realtà, di cui molto spesso si parla accusando l’Università di non guardare al rapporto col territorio”.

Ad attestare la performance dell’Ateneo emiliano è il recente X Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, un’indagine che ha coinvolto 92mila laureati e 45 Atenei pubblicata sul sito: AlmaLaurea.
I laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia coinvolti sono stati 1.376. In particolare si tratta di 1.130 laureati del vecchio ordinamento delle sessioni estive 2006, 2004 e 2002 intervistati rispettivamente ad uno (211 laureati), tre (445) e cinque anni (474) dal conseguimento del titolo e dei 246 laureati di primo livello della sessione estiva 2006.

Tendenze e caratteristiche dell’occupazione dei laureati pre-riforma dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia
A un anno dalla laurea su 211 intervistati lavora il 62,8% dei laureati dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, mentre una quota consistente (29%) prosegue la formazione. Chi cerca lavoro è l’8%.
Nonostante la forte presenza di laureati in Giurisprudenza (54 su 211) e Medicina e Chirurgia (35 su 211), praticamente obbligati a continuare la formazione per accedere alle rispettive professioni, il valore degli occupati neolaureati risulta nettamente superiore alla media del complesso dei laureati (62,8% contro 53,5% del complesso, quasi 10 punti percentuali).
La situazione dal punto di vista occupazionale migliora ulteriormente a tre anni dalla laurea: lavora il 68% dei laureati; il 27%, continua la formazione; il 6% cerca lavoro.
A cinque anni dal conseguimento del titolo avviene un balzo in avanti e si raggiunge praticamente la piena occupazione con il 90% degli occupati, contro una media complessiva nazionale dell’85,5%; il 6% è in formazione, chi cerca lavoro è il 3%.
I laureati di primo livello alla prova del lavoro
Considerazioni a parte vanno riservate alla condizione occupazionale dei 246 neolaureati di primo livello della sessione estiva del 2006 dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia coinvolti nell’indagine.
Ancora oggi rimane molto complesso stabilire le tendenze del mercato del lavoro, basandosi sul collettivo dei laureati post-riforma. Infatti, non è possibile un’analisi a tre e a cinque anni. Inoltre si tratta spesso di giovani che continuano gli studi, rimandando al post-laurea di tipo specialistico il vero ingresso nel mondo del lavoro. Quest’ultima osservazione trova conferma anche nei laureati dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia: il 56,6% continua la formazione con la laurea specialistica (meno però della media nazionale del 63,8%).
“Nell’interpretazione dei dati – precisa il prof. Andrea Cammelli, direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea – occorre tener presente che il collettivo risente ancora della compresenza di laureati che sono passati dal vecchio al nuovo ordinamento per concludere gli studi e dei laureati invece che hanno iniziato e portato a termine gli studi nell’università riformata. Si ricorda infine che la comparazione tra laureati pre e post avviene fra due popolazioni di laureati diverse per obiettivi, formazione, durata degli studi, ma anche per la diversa notorietà dei titoli e della loro spendibilità in ambito lavorativo”.
Chi è occupato? 52,2%
Lavorano 52 neolaureati su cento (la media nazionale è del 45,4%): il 37,2% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 15% coniuga laurea specialistica e lavoro.
Chi continua gli studi? 56,6%
Continuano gli studi quasi 57 laureati su cento: il 41,6% è impegnato esclusivamente nella laurea specialistica (contro la media nazionale del 45,4%), mentre, come si è detto, il 15% studia e lavora.
Chi cerca lavoro? 2,7%
Meno di 3 laureati di primo livello su cento (la media nazionale è del 5,9%), non lavorando e non essendo iscritti alla laurea specialistica, si dichiarano alla ricerca di lavoro.

Le prospettive occupazionali dei laureati triennali di Modena e Reggio Emilia delle diverse facoltà
Analizzando le prospettive offerte dalle singole facoltà non mancano le sorprese, nel senso che cadono molti luoghi comuni che costringono a rivedere tanti stereotipi riguardo alla occupabilità di certe lauree, un po’ affrettatamente considerate fabbriche di “disoccupati”.
E così se non meraviglia che gli ingegneri, tanto laureati col vecchio ordinamento che con le triennali, a un anno dal conseguimento del titolo di studio non siano a “spasso”, col 100% di occupati nel primo caso ed appena il 2,6% di disoccupati nel secondo, o dei biotecnologi che non conoscono la disoccupazione (anche se verità il collettivo indagato è molto ristretto), deve far riflettere ed indurre a qualche considerazione autocritica troppo superficiale la facilità di inserimento nel mondo del lavoro anche dei laureati di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, nessuno dei quali è disoccupato, o di quelli della facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia e di Lettere e Filosofia che, tra i laureati triennali, sono quelle che offrono il maggior tasso di occupazione, dopo la triennale, di tutto l’Ateneo: 69,6% per Scienze della Comunicazione e dell’Economia e 68,2% per Lettere e Filosofia con appena, rispettivamente, un 8,7% e un 4,5% di disoccupati. E sempre a proposito di Lettere e Filosofia tra quanti nel 2006 avevano terminato una laurea pre-riforma era già inserito nel mondo del lavoro il 92,9% e nessuno era disoccupato.
“E’ evidente – suggerisce il Rettore prof. Gian Carlo Pellacani – che la debolezza occupazionale dei laureati di certe facoltà italiane, penso a quelle umanistiche, è direttamente proporzionale alle scelte che le stesse facoltà hanno compiuto circa i percorsi di studio proposti ai loro studenti. Dove si è stati in grado di modellare i corsi di laurea, anche umanistici, sui bisogni espressi dal territorio l’offerta di lavoro non viene a mancare. E il nostro Ateneo a questo proposito è stato molto attento all’atto della riforma degli ordinamenti nella costruzione di percorsi rigorosi sul piano dei contenuti, ancorché spendibili sul piano del mercato del lavoro. Chi si iscrive all’università deve essere messo nelle condizioni di avere concrete possibilità di tagliare un traguardo importante per la sua vita. Questo è il contratto che ci obbliga verso gli studenti e le loro famiglie. I sacrifici che sostengono non debbono essere vani”.
Agraria: (5 intervistati)
Per quanto riguarda la Facoltà di Agraria il numero degli intervistati (da AlmaLaurea) era poco significativo dal punto di vista statistico per fornire dati utili di raffronto.
Bioscienze e Biotecnologie: (9 intervistati) nessun disoccupato
La facoltà di recente istituzione si presenta con 2 corsi di laurea triennali (Scienze Biologiche e Biotecnologie) e 3 corsi di laurea specialistici (Biotecnologie Industriali, Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e Scienze Biologiche) verso i quali si indirizzano praticamente i due terzi dei laureati (66,7%) di primo livello. Solo il 33,3% abbandona definitivamente gli studi preferendo l’immediato ingresso nel mondo del lavoro.
Economia: (69 intervistati) occupazione stabile e diminuisce il numero di chi si sforza di conciliare studio e lavoro
La facoltà si offre con 3 corsi di laurea triennali (Economia aziendale, Economia e marketing internazionale e Scienze economiche e sociali) e 5 corsi di laurea specialistica (Economia, Valutazione delle politiche pubbliche e del territorio, Consulenza e gestione d’impresa, Relazioni di lavoro, Analisi, consulenza e gestione finanziaria e Management internazionale). A un anno dalla laurea triennale il 44,9% lavora, mentre il 52,2% prosegue con la specialistica con un 14,5% che cerca di coniugare i due impegni. Coloro che non lavorano ma cercano (reali disoccupati) sono il 2,9%. Va osservato che nel corso dell’ultimo triennio si è ridotto praticamente della metà la percentuale di studenti-lavoratori sulle specialistiche (da 28,3% dei laureati 2004 a 14,5% tra quelli del 2006) e in corrispondenza è salito dal 41,3% (dell’anno 2004) al 52,2% (dell’anno 2006) la fetta di chi ha proseguito con la specialistica.
Farmacia: (6 intervistati) i due terzi già al lavoro e nessun disoccupato
La facoltà conta un solo corso di laurea triennale (Tecniche erboristiche) e 2 corsi di laurea specialistici a ciclo unico (Farmacia e Chimica e Tecnologie Farmaceutiche). I due terzi (66,7%) optano per lo sbocco occupazionale, il 16,7% dei quali continua la formazione con la specialistica, mentre un 33,3% decide di passare alla specialistica. Non esiste disoccupazione.
Giurisprudenza: (29 intervistati) cresce l’occupazione, diminuisce il passaggio alla specialistica
La facoltà annovera 3 corsi di laurea triennali (Scienze della consulenza del lavoro, Scienze delle attività giudiziaria e penitenziaria e Scienze strategiche, cui hanno accesso solo gli Allievi dell’Accademia Militare di Modena) e una laurea specialistica in Giurisprudenza ora a ciclo unico. Nel 2006 l’offerta della facoltà comprendeva anche la triennale in Scienze giuridiche, che da questo anno accademico ha chiuso il primo anno sostituendolo con la laurea magistrale in Giurisprudenza a ciclo unico di 5 anni. E dunque al momento della rilevazione AlmaLaurea i laureati triennali della sessione estiva 2006 comprendevano laureati in Scienze della consulenza del lavoro, Scienze delle attività giudiziaria e penitenziaria, Scienze strategiche e Scienze giuridiche. Il 58,6% di loro era avviato al lavoro, con un 24,1% che si sforzava di conciliarlo con la frequentazione della specialistica. Nel 2004 coloro che lavoravano erano invece il 46,7%. Di pari passo con l’apertura degli sbocchi occupazionali è sceso nello stesso periodo dal 53,3% al 41,4% la quota di chi si è direttamente gettato sulla specialistica.
Ingegneria: (39 intervistati) sconosciuta la disoccupazione ma il carico di studio nella specialistica mal si concilia col lavoro
Le due facoltà di Ingegneria dell’Ateneo (Modena e Reggio Emilia) nel 2006 offrivano 9 corsi di laurea triennali (a Modena Ingegneria ambientale, elettronica, informatica, dei materiali, delle telecomunicazioni e meccanica, a Reggio Emilia Ingegneria della gestione industriale, dell’integrazione d’impresa-e-business e meccatronica), cui si è aggiunto ma solo da questo anno accademico Ingegneria civile. Le specialistiche, invece, sono per Modena Ingegneria del veicolo, delle telecomunicazioni, elettronica, informatica, per la sostenibilità dell’ambiente e progettazione e sviluppo di nuovi materiali; per Reggio Emilia Ingegneria meccatronica e ingegneria gestionale. A un anno dalla laurea conseguita nel 2006 nessuno era disoccupato ed il 51,3% lavorava, mentre un 46,2% ha proseguito con la specialistica. Da notare che rispetto ad un 19,0% dei laureati triennali che al termine del 2004 si divideva tra specialistica e lavoro, nel 2006 la percentuale di chi ha compiuto questa scelta è scesa al 15,4%. La scelta definitiva del lavoro al termine della triennale è stata effettuata per lo stesso periodo da un 31,0% dei laureati 2004 e da un 35,9% di quelli del 2006.
Lettere e Filosofia: (22 intervistati) boom di occupazione quasi +30% in un triennio per le lauree di primo livello
La facoltà di Lettere e Filosofia ha attivi 2 corsi di laurea triennali (Scienze della cultura e Lingue e culture europee) proponendo a chi continua 4 corsi di laurea specialistica (Progettazione e gestione di attività culturali, Comunicazione nell’impresa e nelle organizzazioni internazionali, Teoria e metodologia della ricerca antropologica sulla contemporaneità e Analisi dei conflitti, delle ideologie e della politica nel mondo contemporaneo). Qui la sorpresa più positiva poiché oltre i due ha trovato immediatamente lavoro e sono cresciute di quasi il 30% le prospettive occupazionali per le due lauree triennali proposte: si è passati tra il 2004 ed il 2006 da un 38,% di occupati a un 68,2%. Come contrappeso alla maggiore facilità di inserimento nel mondo del lavoro è crollato l’appeal per le lauree specialistiche. Nel medesimo periodo il numero di quanti hanno proseguito con la specialistica è passato dal 69,3% dei laureati 2004 al 31,8% del 2006.
Scienze della comunicazione e dell’Economia: (23 intervistati) il più alto tasso di occupazione tra i laureati delle triennali dell’Ateneo
La facoltà conta 3 corsi di laurea triennali (Scienze della comunicazione, Comunicazione e marketing e Economia e informatica per la gestione delle imprese) dalle quali si può accedere a 3 corsi di laurea specialistica (Progettazione e gestione della comunicazione d’impresa, Comunicazione pubblicitaria e istituzionale, Economia e sistemi complessi). E la facoltà col più alto tasso di occupati al termine della triennale. Il 69,6%, anche per la particolarità di essere una delle poche facoltà ad offrire corsi di laurea a distanza, è già avviato al lavoro ed un 17,4% di loro si è iscritto anche ad una specialistica. Solo il 26,1% valuta meglio proseguire gli studi e prosegue con una specialistica. I disoccupati sono l’8,7%.
Scienze della Formazione: (6 intervistati) nessun disoccupato e la metà lavora
La facoltà ha 2 corsi di laurea triennali (Scienze dell’educazione e Scienze dell’Amministrazione), mentre come specialistica offre il corso di Management dell’innovazione e dei servizi e la quadriennale vecchio ordinamento di Scienze della formazione primaria. Le prospettive occupazionali sono da considerarsi buone se nessuno è disoccupato e il 50,0% lavora: definitivamente il 33,3%, mentre un 16,7% si alterna fra studio e lavoro. Il 66,7% prosegue con la specialistica.
Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: (18 intervistati) più della metà prosegue gli studi ma nessuno è disoccupato
Las facoltà si propone con 7 corsi di laurea triennali (Chimica, Fisica, Matematica, Scienze geologiche, Scienze naturali, Scienze dei Beni culturali e Informatica) da cui si può proseguire per 6 corsi di laurea specialistici (Scienze per l’ambiente e il territorio, Fisica, Matematica, Scienze chimiche, Scienze geologiche, Scienze per il recupero e la conservazione del patrimonio archeologico). Il 38,9% dei laureati triennali trova immediatamente lavoro, mentre il 55,6% continua gli studi. Tre anni prima, tra i laureati del 2004 quanti hanno deciso di proseguire erano il 77,8%. Crollo, invece, degli studenti che provano a coniugare studio e lavoro: tra i laureati del 2004 e quelli del 2006 la loro percentuale è passata dal 22,2% al 5,6%. Nessuno è disoccupato.