
“Per ricostruire il contesto dobbiamo ripercorrere una storia poco conosciuta dal grande pubblico – spiega il sottosegretario – il 13 novembre del 1979 viene arrestato in Italia Abu Anzeh Saleh”, un rappresentante del Fronte popolare di liberazione palestinese che trasportava lanciarazzi. “Il 15 gennaio del 1980, pochi giorni dopo – continua Mantovano – un rapporto dell’Ucidigos ci dice che Saleh è in contatto con il terrorista George Abbash, e che si fanno pressioni sul governo per ottenerne la liberazione”. Lo stesso appunto dell’Ucigos, “non esclude il ricatto terroristico”.
Di fronte all’ipotesi che la strage del 2 agosto sia stata una rappresaglia per l’arresto di Saleh, Mantovano risponde: “Metto insieme dei fatti. Il 25 gennaio Saleh viene condannato a 7 anni di carcere. L’11 luglio c’è un altro rapporto molto preoccupante dell’Ucidigos”, che indica “che l’Flp, per colpire, potrebbe utilizzare la rete terroristica di Carlos alla quale è direttamente collegato e con la quale ha già operato”.
La strage quindi come un “appalto esterno”? Per Mantovano, “sempre in base a tale ipotesi, Carlos incaricherebbe Thomas Kram, un terrorista che opera nel suo gruppo e che conosce l’Italia”. Per il sottosegretario all’Interno, con la successiva scoperta che “Kram era esperto di armi e di esplosivi, e per giunta che il 2 agosto era a Bologna! L’1 dorme all’hotel Centrale, e ne abbiamo prova certa. Le coincidenze iniziano a essere troppe. Quando ci sono elementi come questi – conclude Mantovano – per la magistratura le indagini dovrebbero essere un obbligo”.

