
E aggiunge Gualandi: “Quello relativo all’origine dei capi è un problema particolarmente sentito dalle aziende del distretto carpigiano che realizzano l’intero ciclo produttivo in Italia nel pieno rispetto della normativa varata dall’Unione Europea, il che permette loro di garantire un prodotto sicuro e di qualità elevata, che però si trova a competere con prodotti che vantano la stessa qualifica pur non essendo Made in Italy. Questo provoca un danno ingente per le aziende e per i consumatori, che senza una normativa che li tuteli, non sono messi nella condizione di poter fare scelte oculate all’atto dell’acquisto, perché l’unico mezzo che hanno a disposizione, l’etichetta per l’appunto, non fornisce informazioni complete ed attendibili”.
Anche un semplice, eventuale differimento nell’attuazione della Legge sul piano pratico, anche di pochi mesi, determinerebbe per i settori del tessile, abbigliamento e calzature un grave danno. È infatti già partita in questi giorni la campagna promozione – vendite per la stagione Primavera Estate 2010 al termine della quale si andrà in produzione. Appare quindi evidente come sia necessario da subito che quanto prodotto al di fuori dei confini territoriali sia chiaramente esplicitato.
“Il sistema da noi rappresentato” ricorda la Responsabile Federmoda di Modena, Morena Manfredini, “è costituito per la gran parte da piccole e medie imprese e da imprese artigiane e rappresenta pertanto il cuore pulsante del made in Italy, quella filiera di cui il sistema manifatturiero italiano non può fare a meno, di vitale importanza per il nostro distretto. Una realtà che da sempre ha dato grande contributo allo sviluppo economico e sociale del Paese. Siamo portatori di una realtà da sempre presente nel confronto internazionale, da sempre coinvolta nei processi della globalizzazione, non temiamo le sfide, ma auspichiamo che queste possano avvenire su basi di trasparenza e limpida correttezza. Con le misure immediatamente operative della legge sullo sviluppo, in particolare l’art. 17, si è lanciato un segnale importante al contesto internazionale. La legge ha ribadito la necessità di rivedere le regole del confronto economico internazionale sulla base di trasparenza, etica e responsabilità sociale d’impresa e soprattutto ha fatto proprio l’art. 153 del Trattato Economico Europeo, che fa riferimento alla protezione del consumatore finale attraverso una corretta informazione, la quale si può avere solo con la trasparenza, vale a dire indicando l’origine del prodotto ovvero la sua tracciabilità”.
“Questa legge –conclude Manfredini – accoglie anni di impegno ed azioni politiche congiunte che ora, di fronte al pericolo di un possibile congelamento della norma stessa, non possono essere dimenticati”.

