
In tutto questo periodo, riferiscono i genitori, nonostante le continue sollecitazioni dei familiari dovute ai malesseri patiti, nessuno pensò di far seguire una tac alla ragazzina. Anzi, sostengono gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini che assistono i genitori, i medici liquidarono la vicenda come un tentativo della paziente di attirare l’attenzione e invitarono i familiari a non essere troppo apprensivi.
I disturbi continuarono sino a quando, lo scorso ottobre la ragazzina, in preda a convulsioni, fu portata al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore. Qui, dopo aver eseguito una tac, le diagnosticarono un tumore al cervello. Lo scorso 25 agosto, dopo mesi di continui ricoveri, la piccola è morta.
”La volontà dei genitori è fare chiarezza – chiariscono i legali – Abbiamo fiducia che l’indagine consentirà di appurare cosa è successo ed eventuali responsabilità”.
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L’Azienda Usl di Bologna auspica che sia fatta chiarezza nella dolorosa vicenda della bambina morta di tumore cerebrale.
Si tratta, come confermato peraltro dagli accertamenti disposti dalla magistratura e dai numerosi periti individuati dalle parti, di una vicenda complessa, sviluppatasi nel corso di anni.
In questa fase, garantendo come sempre la massima trasparenza e cooperazione con la magistratura, l’Azienda attende l’espletamento e l’esito delle verifiche in corso ed esprime il proprio cordoglio e vicinanza alla famiglia.

