
“Il settore delle cave è correlato a quello delle grandi opere e dell’edilizia, ambito che risente fortemente di questa crisi. E’ noto che le ditte che operano nel settore estrattivo sono soggette ad oneri di notevole entità, dal momento che Regione, e soprattutto Comuni, impongono consistenti imposte. I Comuni, inoltre, non di rado, chiedono all’imprese, in forme a volte che assomigliano a veri e propri ricatti, la realizzazione di opere di pubblica utilità: le cosiddette opere compensative. Lavori che ovviamente, per le aziende, comportano dei costi supplementari notevoli. Tali spese ‘aggiuntive’, non possono essere quantificate preventivamente dai cavatori. Forme di arbitrarietà da parte dei Comuni che spesso si differenziano radicalmente da zona a zona. Casualmente nei comuni dove operano le grandi cooperative rosse le richieste sono meno pesanti”.
Nella sua interpellanza Filippi chiede alla Giunta di rivedere il provvedimento al fine di evitare un peggioramento di una situazione già particolarmente difficile e delicata, che andrebbe a gravare ulteriormente sulle spalle dei cittadini. “Se le aziende sono in difficoltà, i lavoratori – sottolinea Filippi – sono i primi a rimetterci”. Filippi chiede inoltre, alla Regione, di obbligare le amministrazioni comunali a rinunciare alle cosiddette opere compensative, al fine di favorire un’omogeneità di trattamento e una maggiore equità su tutto il territorio regionale.

