
“La mafia non è qualcosa di autonomo dal blocco sociale prevalente. Ha in comune con pezzi importanti del vecchio mezzogiorno una visione culturale. Si nutre della difficoltà meridionale di considerare le regole certe. Oggi l’incertezza delle regole sta penalizzando l’Italia – ha affermato il presidente di Confindustria Sicilia -. E ancora di più il Mezzogiorno dove il diffuso mancato rispetto delle regole rappresenta spesso il modello ufficiale di comportamento. La cultura della raccomandazione, del favore e del clientelismo sono l’espressione sono appunto l’espressione di questa ampia tolleranza. Nelle periferie di alcune città del Sud ci sono modelli sociali regolati da ordinamenti autonomi”.
E alla domanda su perché al Sud un “vizio” nazionale abbia trovato una più ampia corrispondenza, Lo Bello ha risposto con un excursus storico che ha descritto un modello di sviluppo ben preciso, basato sulla convinzione diffusa che al sud non ci fossero potenzialità di crescita autonoma. “I grandi flussi di spesa pubblica verso il sud, insieme ad una distorsione culturale profonda che nasce dalla violazione sistematica delle regole hanno portato ad un modello di crescita scellerato che si è protratto nel tempo”.
Ma le cose stanno cambiando. “Oggi prevale ancora il vecchio ceto politico che porta avanti un assistenzialismo senza risorse, in cui si tende alla massimizzazione del ritorno clientelare, mentre si è persa di vista ogni visione strategica. Eppure – afferma Ivan Lo Bello – esistono fermenti dovuti al mondo imprenditoriale che fino ad ora ha vissuto ai margini, ma che ora sta tentando di avere un’egemonia sociale attraverso il recupero forte della legalità”.

