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Sabato 10 ottobre, alle ore 10, Monosignor Benito Cocchi, Arcivescovo della Diocesi di Modena-Nonantola, presiederà la cerimonia di consacrazione della nuova Chiesa dedicata a Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona degli emigranti nella frazione di Groppo nel comune di Riolunato. L’occasione della costruzione della piccola Chiesa è stata offerta dalla necessità di eseguire la volontà testamentaria di Cristoforo Ennio Migliori, emigrante originario di Groppo, deceduto negli Stati Uniti che, nel suo testamento, ha lasciato quanto necessario per la realizzazione della cappella presso il cimitero di Groppo. Il progettista incaricato, l’arch. Sergio Macchitelli, si è avvalso già in fase progettuale della collaborazione dell’arch. Giovanni Ronchi, dello scultore Davide Scarabelli e del liturgista Don Silvano Sirboni. Il progetto nasce, infatti, dalla collaborazione fin dall’origine di tre specializzazioni e competenze in diversi ambiti, quello architettonico, quello artistico e quello funzionale-liturgico; in questo modo i progettisti hanno voluto ideare una Chiesa che potesse avvicinare segni dell’arte contemporanea agli orientamenti e le indicazioni del Concilio Vaticano II. E’ stata progettata quindi una chiesa “moderna”, cioè funzionale alla celebrazione liturgica contemporanea e conseguentemente adeguata e capace di parlare all’uomo d’oggi, un edificio che fosse al tempo stesso segno di modernità intesa come attualità, ma anche come continuità con la tradizione. Dovendo realizzare una chiesa cimiteriale si è pensato di simboleggiare sia il percorso della vita sia la fede nella Resurrezione, Chiesa che fosse in grado di stimolare ed essere occasione di riflessione su quest’ultima.
Attraverso il linguaggio dell’architettura sono stati progettati spazi capaci di esprimere la fede/speranza/certezza nella resurrezione e realizzare ambienti idonei alla preghiera sia comunitaria che personale. Gli spazi progettati invitano al raccoglimento e propongono una riflessione. L’edificio simboleggia un “sepolcro” che, attraverso la resurrezione, (rappresentata simbolicamente dalla piramide ottagonale) viene infranto. L’onnipotenza divina quindi spezza la copertura della chiesa. La simbologia dell’ottagono è stata sempre utilizzata per richiamare “l’ottavo giorno”, il giorno della resurrezione. Questo segno forte che dalla terra si protende verso il cielo è stato anche ispirato dalla presenza di un grande abete piantato al centro del cimitero, le cui radici stavano rompendo e sollevando i sepolcri; attraverso il suo fusto ed i suoi rami svettava alto come ad esplicitare e simboleggiare la tensione dell’uomo verso il cielo, l’anelito della resurrezione.
Nel sagrato adiacente al muro di cinta del cimitero attuale, dal quale è possibile godere di una bellissima vista verso il Monte Cimone, vi è l’ingresso della chiesa che avviene attraversando un breve ma significativo corridoio appositamente poco illuminato. Tale percorso permetterà di raggiungere il luogo della grazia di Dio, cioè l’aula vera e propria, dove ci si troverà fisicamente in un ambiente molto più luminoso che ha per fulcro l’altare, meta del cammino, luogo della comunione, mensa del sacrificio. Dal punto di vista dello spazio interno esso si avvolge attorno all’altare, all’ambone e alla comunità celebrante; sono queste presenze, con i propri riti e movimenti da cui hanno origine e si sviluppano le forme e gli spazi della chiesa. Gli arredi liturgici (altare, ambone, sede del presidente dell’assemblea, tabernacolo per la custodia eucaristica ecroce gloriosa, sono stati realizzati dallo scultore Davide Scarabelli.

