
L’artista, considerato l’erede di Bob Marley ma famoso anche per alcuni testi che incitano a sparare a gay e lesbiche, nel 2007 ha firmato un accordo (il ‘Reggae compassionate statement’) in cui si impegna a non cantare più quei brani. “Ma per qualcuno quell’accordo non ha nessun valore” ha commentato amaro Claudio Ricci, uno dei soci del locale, aggiungendo: “Sappiamo che la sua tournee in Europa sta andando avanti regolarmente e che finora non ha eseguito i brani ‘incriminati'”.
Cionononostante il dietrofront. “Molte le cose che hanno influito nella decisione”, si è limitato a dire Ricci, affidando a una nota la spiegazione ufficiale del locale, che dal 2006 ha una convenzione con il Comune di Bologna, in scadenza a luglio 2010. “Visto l’allarme generale causato dall’annuncio del concerto di Sizzla al Sottotetto lanciato da molte associazioni – si legge nella nota – preso atto della preoccupazione che il caso ha suscitato nell’ambiente politico sia in campo etico che di ordine pubblico, alimentato da annunci di manifestazioni e proteste e sapendo che Bologna è la città simbolo per quel che riguarda certe forme di lotta contro le ingiustizie, in rispetto a questo e a chi, come noi, resiste contro ogni forma di sopraffazione, il Sottotetto SoundClub non ospiterà il concerto di Sizzla”.
Precisato che le canzoni con testi omofobi e violenti sono da considerarsi “intollerabili e pericolosi”, il Sottotetto ha chiarito che sulla decisione di ospitare il concerto del giamaicano aveva inciso soprattutto “l’amore per un genere musicale che, come viene proposto da noi, diffonde vibrazioni positive e mai violente, nel rispetto di tutti e non certamente per soldi, come qualcuno ha insinuato”.

