
“Se da un parte infatti si legge (pag. 8 delle norme di attuazione) che “l’approvazione del PSC comporta l’abrogazione e sostituzione delle previsioni dei pre-vigenti Piani e sue varianti “… Il PSC tutela l’integrità fisica e ambientale e l’identità culturale…” poco dopo (a pag. 13) si ribadisce che “i piani urbanistici attuativi in attesa o in corso di esecuzione rimangono a tutti gli effetti in vigore…. Il PSC riconosce i diritti edificatori da delocalizzare…”. Il PSC di Reggio conferma inoltre le previsioni del PRG del 1999, che da il via all’edificazione diffusa e a macchia di leopardo sul territorio, accentando questo fenomeno, che ha visto negli ultimi 10 anni nascere piccole corti e quartieri in aperta campagna in mezzo al nulla.Va aggiunto che negli ultimi 10 anni si è costruito la metà di quello previsto (e questo dovrebbe far supporre che vi sia stato un grosso errore nelle previsioni e nelle premesse dell’allora PRG 99), situazione che comunque non ha indotto a nessuna riflessione particolare visto che il nuovo PSC prevede altri 14.150 alloggi di base con aggiunta delle delocalizzazioni e degli edifici a uso pubblico. Se consideriamo che in 1 alloggio (100 mq) vi abiti un nucleo familiare è come prevedere che a Reggio nei prossimi 15 anni arrivino tutti i nuclei familiari di Correggio (7.941 famiglie), tutte le famiglie di Novellara ( 4.619) e quasi tutte quelle di Boretto (1.810), oppure: è come cementificare 142 campi da calcio. A questa sproporzione fra i nuovi alloggi e l’andamento demografico vanno sommati tutti gli appartamenti e gli stabili invenduti o vuoti, dato tutt’altro che trascurabile, che nonostante le nostre ripetute sollecitazioni non è stato minimamente valutato e stimato dal nuovo PSC. Forse il Comune avrebbe avuto in questo modo un quadro più veritiero di quello che oggi è l’esigenza abitativa a Reggio. Per quanto riguarda la qualità del costruito, una nota dolente arriva dal fatto che nonostante il RUE come il PSC abroghi tutte le norme pre-vigenti si è politicamente optato per adottare in toto tutto il “discutibile Regolamento urbanistico vecchio” che, anzi, con alcune deroghe è pure peggiorato. Avevamo anche chiesto come Associazione, che sul nuovo costruito venisse abolita l’edilizia diretta come garanzia per gli abitanti di una reale qualità abitativa”.
“Uno strumento urbanistico – conclude Becchi – quello fatto dall’Assessore Ferrari, che nasce quindi già vecchio, senza nulla di innovativo e che si inserisce perfettamente nelle logica che ha governato l’urbanistica cittadina nell’ultimo ventennio, con uno sfruttamento massiccio del territorio, non a caso causa principale di molti dei problemi ambientali e sociali con cui oggi i cittadini reggiani convivono quotidianamente”.

