
La manovra riduce di ben 700 milioni l’istruzione scolastica; di questi, più di 200 sono tagliati alla scuola media, che all’interno del sistema scolastico è il segmento che sconta le maggiori difficoltà, mentre altri 220 sono decurtati dalle risorse che lo Stato trasferisce alle istituzioni scolastiche per il loro ordinario funzionamento e per far fronte a spese obbligatorie, come le supplenze, e per dare qualità all’apprendimento. Il trend negativo è ancora più chiaro per l’istruzione universitaria, che registra complessivamente una riduzione di ben 652 milioni, cioè più dell’8 per cento. I tagli contrastano inoltre con le istanze che il ministero Gelmini aveva avanzato nel DPEF di luglio: 689 milioni per il fabbisogno dell’istruzione e 815 per l’università. Che fine hanno fatto queste richieste?
I soliti corifei rispondono che c’è il provvidenziale scudo fiscale, ma è un’altra favola per gonzi, perché da quel bancomat la Gelmini porta a casa solo tre gruzzoli, utili a neutralizzare altrettanti tagli già previsti dalla finanziaria: 130 milioni per le scuole paritarie, 103 milioni per la fornitura gratuita dei libri di testo (ripristinati solo grazie alla nostra opposizione) e 400 milioni destinati al Fondo di finanziamento ordinario dell’università, che tuttavia non compensano il decremento di 679 milioni del fondo rispetto all’assestato 2009”.

