
«Scelta scellerata». Così Sergio Pederzini (Idv) ha commentato la proposta di legge: «I malavitosi si ricompreranno i beni tramite prestanome. Si è sottovalutato il problema o non lo si è voluto considerare?». Per Denis Zavatti (Lega nord) l’ordine del giorno invece «è pretestuoso. Il lavoro del Governo contro la mafia è ineccepibile e questo emendamento prevede un diritto di prelazione nell’acquisto alle Forze armate e ai Comuni». Dello stesso parere anche Dante Mazzi (Pdl) per il quale «non ci sono sufficienti richieste rispetto a quanto confiscato. Attraverso la vendita si liberano risorse già offerte in prelazione e si accelera l’intervento degli enti locali». Bruno Rinaldi (Pdl) ha invitato la Sinistra «a non ritenere solo sua la lotta alla mafia. Non si può dubitare che questo provvedimento vada nella direzione della legalità». «Le differenze ci sono – ha replicato Luca Gozzoli (Pd) – perché solo noi abbiamo posto la questione: la lotta alla mafia è un valore sociale e non bastano arresti e carcere duro per sradicarla». Per Patrizia Cuzzani (Idv) dietro a questa proposta di legge «c’è lo sberleffo della mafia» e Fausto Cigni (Pd) ha ribadito che «le aste, come i condoni e come lo scudo fiscale sono un grande regalo alla mafia», mentre per Fabio Vicenzi (Udc) il problema «di gestire questi beni esiste: niente di male nella vendita ma bisogna studiare bene come gestirla. Il livello locale, più facilmente condizionabile va sostituito con un ente nazionale che garantisca il buon fine del procedimento». Monica Brunetti (Pd) ha commentato che «il sillogismo tra asta e ritorno ai mafiosi dei beni confiscati non lo facciamo noi ma i magistrati, a partire da Falcone e Borsellino, che di mafia si sono sempre occupati».

