
«Il contrasto al bullismo, che non è solo un fenomeno scolastico – ha spiegato Elena Malaguti – va sviluppato secondo un approccio interdisciplinare, che coinvolga tutti gli ambiti di vita dei ragazzi, e provando a raggiungere tutti i protagonisti: il bullo, la vittima e anche la maggioranza silenziosa che sta a guardare. Fondamentale è il lavoro, già iniziato negli anni scorsi e che manterremo, con le società sportive perché è soprattutto qui che i ragazzi possono imparare ad affrontare in modo corretto le frustrazioni spesso alla base dei comportamenti violenti».
Secondo Giorgio Siena (Pd) per affrontare il bullismo, «problema vecchio ma diventato eclatante con l’uso massiccio di internet», è necessario «costruire una società solidamente educante: per questo sarebbe utile un “atto pubblico” che unisca le istituzioni e i soggetti, per esempio le aziende di trasporto e le associazioni di volontariato, che possono essere osservatori privilegiati degli episodi di bullismo». Dante Mazzi (Pdl) ha affermato che «fa piacere che si riconoscano i problemi. Peccato che poi, quando vengono proposte soluzioni efficaci come il “poliziotto per amico”, l’iniziativa partita al Corni nel 2005, queste siano bocciate dagli enti locali».

