
A renderlo noto è il Consigliere regionale del Popolo della Libertà Andrea Leoni, riportando il contenuto della risposta del 5 febbraio scorso fornita dall’Assessore regionale alla sanità.
“Bissoni dichiara che alcuni indagini epidemiologiche successive al decesso effettuate sul circuito dell’acqua calda e fredda che serve le stanze in cui la donna aveva soggiornato, hanno rilevato una presenza di batteri ben al di sopra dei limiti fissati dalle linee guida regionali e tali quindi da denotare uno stato di allerta. Appare quindi più che probabile che l’infezione possa essere partita da li e comunque all’interno dell’ospedale. Lo stesso Assessore Bissoni specifica infatti che la malattia ha una incubazione di 2-10 giorni, mentre la donna si trovava all’interno dell’ospedale già da un mese.
Quella che emerge è una realtà inquietante. E’ assurdo morire per un infezione contratta all’interno di un luogo che dovrebbe garantire la salute. E’ assurdo essere ricoverati per un intervento chirurgico e morire per un’altra malattia contratta all’interno dell’ospedale.
E’ altrettanto assurdo che pur di fronte a quanto è successo l’Assessore Bissoni si ostini a dire che le linee guida adottate dalla Regione per prevenire l’infezione da legionella siano più che sufficienti e che quindi non è necessario approvare la mia proposta di legge regionale per introdurre controlli e accorgimenti preventivi sugli impianti dell’acqua tali da prevenire e ridurre il rischio di infezione.
E’ incredibile come la giunta regionale, pur di fronte al ripetersi di una media di 80 casi all’anno di legionella, continui a dire di non potere a fare altro. La Regione afferma di avere svolto controlli e trattamenti straordinari a seguito dei rischi rilevati, ma che cosa garantisce che l’allerta riscontrata nell’impianto controllato, non si verifichi più?”.

