
Le due romene, allora affidate ad una comunità, erano rientrate nel loro paese poco dopo. A gennaio, però – secondo la ricostruzione degli inquirenti – erano tornate a Modena per riprendere in mano le redini del gruppo smantellato e, attraverso lettere in codice scambiate con il fratello in carcere, ricevevano precise indicazioni su come operare.
La quindicenne sfruttata dalle due veniva fatta prostituire su viale Autodromo, con una frequenza precisa. Come ha specificato il dirigente della squadra Mobile Amedeo Pazzanese, ”il fatto che fosse minorenne aumentava, in maniera spietata, il valore delle sue prestazioni”.
Sfruttare la ragazzina, secondo la polizia, faceva incamerare alle due romene alcune migliaia di euro al mese. Le due donne sono state arrestate pochi giorni fa e il Gip ha convalidato il provvedimento di custodia cautelare in carcere.

