
Rispondendo alla domanda su quali effetti si produrranno sulla scuola modenese in seguito alla riforma in atto, l’assessore Malaguti ha ricordato che la Provincia, come la Regione, ha già completato la razionalizzazione della rete scolastica, arrivando a una media di 850 alunni per ciascuna autonomia scolastica e a una di 22,6 alunni per classe, superiore sia alla media nazionale che agli obiettivi della legge finanziaria: «Il taglio di 212 docenti in provincia, a fronte di un aumento della popolazione scolastica, sta facendo emergere una serie di criticità sia nella scuola dell’infanzia, le cui difficoltà graveranno su enti locali e famiglie, sia nella scuole elementari e medie che, per la prima volta, non potranno dare interamente risposta alle domande di tempo pieno e di tempo prolungato».
Rendendo noto che l’Ufficio scolastico regionale ha riconosciuto che il taglio lineare dei docenti danneggia la scuola emiliana, Giorgio Siena (Pd) ha denunciato «la cancellazione del modello di scuola primaria che finora ha assicurato livelli di eccellenza», mentre Fabio Vicenzi (Udc) ha sottolineato, «a fronte dell’immobilità dello Stato, il servizio indispensabile offerto dalle scuole d’infanzia paritarie, purtroppo non sempre riconosciuto dagli enti locali». Giovanna Bertolini (Pdl), ammettendo che «i tagli ci sono e quindi ci saranno i problemi», ha sostenuto che «con questa interpellanza il Pd fa solo terrorismo psicologico».

