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Ricerca Cisl sui pensionati modenesi

Sono 213.082, pari all’1,36 per cento del totale nazionale, le pensioni erogate a Modena e provincia. I pensionati, invece, sono 208.526: la differenza tra il numero delle pensioni e quello dei lavoratori a riposo si spiega con il fatto che alcune persone percepiscono più di una prestazioni pensionistica. Gli assegni di anzianità e vecchiaia sono 148.079, pari al 69,5 per cento del totale; le restanti prestazioni pensionistiche sono per invalidità (12.680), superstiti (48.209, di cui 41.160 donne), assegni o pensioni sociali (4.114, le donne il triplo degli uomini). I dati sono stati raccolti e analizzati dalla Fnp, il sindacato pensionati della Cisl che a Modena e provincia conta quasi 32 mila iscritti. L’importo medio, che ammonta a 831,61 euro, è un po’ più alto della media nazionale (773,98 euro), ma inferiore a quello dell’Italia settentrionale (871,77 euro). Il 58,95 per cento delle pensioni è erogato a donne che, però, rispetto agli uomini incassano poco più della metà: il loro assegno mensile, infatti, ammonta mediamente a 617,93, contro i 1.138,58 euro mensili dei pensionati maschi. «La forbice tra pensioni maschili e femminili si spiega innanzitutto con l’alta percentuale di donne tra i pensionati superstiti, sociali e invalidi civili, ma anche con il minor numero di anni di contribuzione e il salario inferiore, rispetto agli uomini, percepito durante la vita lavorativa – commenta il segretario provinciale della Fnp-Cisl, Pietro Pifferi – Da notare che gli assegni o pensioni sociali e le pensioni per invalidi civili hanno più a che fare con l’assistenza che con la previdenza e rappresentano complessivamente meno dell’8 per cento del totale delle pensioni modenesi». L’importo medio delle pensioni di anzianità e vecchiaia è di 1.246,89 euro per gli uomini e 685,25 euro per le donne, mentre l’assegno per l’invalidità vale mediamente 794,09 euro per i maschi e 507,95 euro per le femmine; solo nelle pensioni per i superstiti l’assegno per le donne, pari a 536,11 euro, supera l’importo medio degli uomini (366,71). «Questo perché – spiega Pifferi – l’importo è calcolato sulla pensione del coniuge deceduto (quella degli uomini è quasi sempre più alta) ed erogata in proporzione al reddito denunciato dal percettore». Per quanto riguarda le classi di reddito, il 22,61 per cento delle pensioni è collocato tra i 500 e 750 euro mensili; questo significa che più di un quinto dei pensionati percepisce un assegno medio di 609,50 euro. Sono altrettanti i pensionati che superano i mille euro al mese, mentre sono appena 10.619 (meno del 5 per cento del totale) coloro che superano i 2 mila euro. Analizzando la provenienza lavorativa si vede che prevalgono nettamente gli ex dipendenti: sono 124.342 e percepiscono una pensione media mensile di 922,58 euro. Seguono gli artigiani (32.430, pensione media di 849,46 euro), i coloni-mezzadri (27.952, 659,56 euro di pensione) e i commercianti (18.720, con una pensione media di 754,66 euro). Infine le classi di età: 5.011 pensionati fanno parte della fascia 1-55 anni, mentre gli ultra 80enni sono 60.571. I più numerosi (69.523) sono i pensionati compresi tra i 70 e 80 anni.

Tre pensionati su quattro non arrivano a mille euro

«Un quarto dei pensionati modenesi riceve dai 500 ai 750 euro al mese. Poiché l’Istat considera povero l’individuo con una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), possiamo dedurre che oltre 50 mila pensionati modenesi vivono sotto la soglia di povertà». Lo dichiara il segretario provinciale della Fnp-Cisl, Pietro Pifferi, commentando l’analisi condotta dal suo sindacato sulla condizione dei pensionati modenesi. «Abbiamo calcolato che le pensioni nella fascia 500-1.000 euro rappresentano il 36,6 per cento del totale – dice Pifferi – Se consideriamo che quelle sotto i 500 euro al mese sono il 35,5 per cento del totale, possiamo affermare che la grande maggioranza dei pensionati modenesi (il 72,2 per cento) non naviga certo nell’oro. Ecco perché aumentano le richieste di aiuto e assistenza avanzate da persone anziane ai Comuni e alle Caritas parrocchiali». La Cisl sottolinea che la situazione è particolarmente critica per le donne, le quali sono il 59 per cento del totale dei pensionati, ma percepiscono un importo mensile mediamente dimezzato, o poco più, rispetto alle pensioni maschili. «Le pensioni di reversibilità, cioè quelle che spettano al coniuge rimasto vedovo, vedono una nettissima prevalenza femminile (41.160 contro le 7 mila pensioni per gli uomini). Questo – spiega il segretario della Fnp – significa che le donne, che campano più a lungo, vanno incontro più dei maschi alle incertezza della vecchiaia, soprattutto se non dispongono di reti parentali o altre risorse. Non dimentichiamo che i pensionati ultra 80 enni sono più di 60 mila e che l’importo medio delle pensioni di reversibilità è di 536,11 euro». Per recuperare il potere d’acquisto delle pensioni, la Cisl chiede di estendere la quattordicesima almeno fino ai redditi intorno ai 1.250 euro al mese, di rivedere il sistema di perequazione annuale e di finanziare in modo adeguato il fondo per la non autosufficienza. «A livello locale – continua Pifferi – sollecitiamo l’adozione di politiche di bilancio a favore del sociale, l’eliminazione di sprechi e inefficienze, la concertazione tra parti sociali e istituzioni, azioni per contenere l’aumento di prezzi e tariffe, maggiore equità nell’accesso ai servizi e – conclude il segretario provinciale della Fnp-Cisl di Modena – nella compartecipazione dei cittadini alle spese dei servizi stessi».