
Sul finire del Cinquecento Marco Pio, l’ultimo, irrequieto, signore dello stato autonomo di Sassuolo, fa dipingere nella sala del Castello di Spezzano il ritratto dei luoghi salienti del proprio dominio: una sequenza di ben 56 vedute. La Sala dei Paesi o delle Vedute costituisce una testimonianza straordinaria nel panorama italiano: essa è il documento di una stagione culturale di altissimo livello, durante la quale i cicli geoiconografici condensano un’ampia serie di significati e di aspirazioni: atto di possesso sul territorio, visualizzazione del potere del committente e sua ratifica, operazione di conoscenza della realtà fisica dei luoghi.
Le vedute costituiscono fonti di primaria importanza per la storia del territorio del tardo Rinascimento; un’accurata ricerca sulla toponomastica antica e moderna ha reso possibile l’individuazione delle località ritratte nella sala, mai tentata in precedenza, così come la ricostruzione delle vicende personali del committente consente di comprendere meglio la nascita di un ciclo così peculiare.
Il legame di Marco con i Farnese, l’interesse per i trattati militari e la cartografia, i ripetuti soggiorni in Fiandra che scatenano la passione per la pittura di paesaggio, l’attaccamento a uno stato per il quale non riesce a generare un successore diretto, sono tutti fattori che contribuiscono al concepimento di un’impresa decorativa che, per la sua precisione e accuratezza, va oltre i consueti schemi del ritratto di città e paesi.
I paesi che compaiono nell’affresco sono ritratti in modo estremamente accurato (una parte degli insediamenti vi risulta riconoscibile tutt’ora), solo talvolta, come nei casi di Sassuolo e Formigine, con qualche deformazione prospettica che rende visibili particolari altrimenti nascosti.


