
Si dice che La vedova allegra sia molto più che una semplice operetta: è, in effetti, una vera e propria emozione, un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e resta a lungo nella memoria di chi la sperimenta. In un gioco di sospetti, clamorose rivelazioni, scambi di coppie e geniali trovate si dipanano le vicende della bella Anna Glavari, giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo stato del Pontevedro. Il Barone Zeta, ambasciatore a Parigi, deve provvedere a trovare alla donna un nuovo marito pontevedrino per conservare i milioni di dote della signora in patria. Se in effetti lei si innamorasse di un francese e trasferisse i suoi capitali a Parigi sarebbe la fine per l’economia locale. Dopo una serie di fraintendimenti, malintesi, inghippi, intrecci amorosi e vecchi rancori riesumati la vicenda si chiude con il migliore dei finali: Anna unisce il suo destino a quello del conte Danilo Danilowitch, già amato in gioventù e mai realmente dimenticato. Un capolavoro assoluto, di grande freschezza e modernità, giocato, nell’allestimento di Abbati, sull’indovinato connubio di gioia e rigore, con una regia nuova, vitale e divertente, fedele allo spirito sereno, leggero ed entusiasta, benchè esperto, devoto e competente, del grande Lehár.
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