
A Vincenzo Leonardi e Gianfranco Facchini è stato consegnato un attestato per avere donato gli attrezzi della civiltà contadina, che rimarranno in esposizione a Ca’ Rossa. Risparmiata dal cattivo tempo, il programma della giornata si è svolto integralmente e con grande partecipazione di pubblico, grazie al lavoro di Gefi, Comitato dei Residenti delle Salse, Amici del Castello, Associazione Fiera San Rocco e gruppo di Fiorano dell’Ana.
Dalle 10 alle 11 si è svolto l’annuale appuntamento con la Spanuceda, che domenica avrà luogo nella splendide cornice dell’agriturismo Pra’ Rosso, che ha riaperto con una nuova gestione; poi l’inaugurazione con il ‘Laboratorio dei sensi’ e la prima spremitura dell’olio delle colline fioranesi. Poi aperitivo a base di prodotti enogastronomici tradizionali e, alle 13, pranzo gratuito a base di polenta presso il ristorante birreria Arnold’s. Sono state distribuite più di 400 razioni.
Nel pomeriggio, dopo la benedizione da parte del parroco di Nirano Don Paolo Orlandi, è stato aperto il percorso del vino con produzione ed assaggi di saba, soghi e savor, vin brulè, caldarroste e benson; sono ripresi i laboratori sull’avifauna stanziale della Riserva, con la realizzazione di mangiatoie da materiali di recupero,la smielatura con l’azienda agricola Chiletti Apicoltura e la produzione di candele con cera d’api curato dalla Coop, oltre all’annullo filatelico e alla mostra di francobolli da collezione di Melchiorre Gibellini e al mercatino di oggetti ed arredi dal passato.

Il progetto di restauro, dell’edificio, oltre a rispettare la tipologia e la distribuzione degli spazi di questo complesso rurale, si è basato sui più recenti indirizzi di bioarchitettura per il contenimento dei consumi energetici e per la produzione, mediante sistemi ad energia rinnovabile, di buona parte dell’energia consumata all’interno dell’edificio stesso.
Cà Rossa diventa un ecomuseo, il luogo fisico dove rievocare le tradizioni, partecipare alla tutela della riserva, promuovere i prodotti tipici locali, accogliere i visitatori ed educare e sensibilizzare al rispetto dell’ambiente.
Nell’Ecomuseo si individua “un patto con cui una comunità si prende cura del territorio”. Un patto non scritto ma percepito e condiviso come una bussola dello sviluppo locale, dove storia, territorio vivente e comunità locali sono risorse per obiettivi di crescita in una visione di sviluppo sostenibile. L’oggetto dell’Ecomuseo è dunque il territorio, inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione residente e dei sedimenti materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato. Un intreccio tematico che va dalla storia naturale (flora, fauna, assetto geologico e mineralogico, ecc.) alla cultura materiale, via via fino alla peculiarità storica locale.
L’educazione al futuro, il processo partecipativo e lo sviluppo locale sono alcuni degli obiettivi che l’educazione ambientale si pone e che molto hanno a che fare con l’Ecomuseo.


