
Per contrastare il lavoro nero e irregolare nei pubblici esercizi e nelle piccole strutture commerciali di Modena e provincia, i sindacati modenesi hanno lanciato nei mesi scorsi tre proposte concrete all’attenzione delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria. «La prima proposta è fare terra bruciata attorno ai “professionisti” del lavoro nero, rendendo pubblici i loro nomi, impedendo loro di continuare l’attività nel settore ed espellendoli dalle associazioni di settore, se vi aderiscono – ricorda la sindacalista Cisl – La seconda proposta è far diventare la polizia municipale un soggetto attivo rispetto al contrasto al lavoro nero, specie nei pubblici esercizi. Allo stesso tempo i Comuni dovrebbero prevedere la sospensione delle licenze alle imprese nelle quali fosse verificata la presenza di lavoratori in nero o irregolari. La terza proposta è restituire tutti gli sgravi, contributi o altro, concessi dalle amministrazioni locale alle imprese scoperte a utilizzare lavoro nero e prevedere la loro devoluzione ai soggetti che rispettano la legge».
Per la Fisascat sono tre proposte da valutare attraverso una discussione con tutti i soggetti interessati. Il settore occupa in provincia di Modena molte migliaia di lavoratori e il peso delle irregolarità è di decine di milioni di euro ogni anno. «In un settore che pare ormai alla deriva, non può destare stupore la penetrazione della malavita, come confermato tempo fa dal procuratore della Repubblica Zincani. Oltre a ciò, – conclude Elmina Castiglioni – va tutelata quella minoranza di imprese regolari che soffre la sleale concorrenza di chi non emette scontrini e utilizza lavoro nero».

