
A cura di Lucio Fontana e Carla Barbieri, la mostra “Modena: il cinema e i cinema. Le sale cinematografiche e i progetti dell’architetto Vinicio Vecchi” inaugura sabato 20 novembre alle 16.30 alla biblioteca civica d’arte Luigi Poletti e rimarrà aperta fino al 29 gennaio (Palazzo dei musei, viale Vittorio Veneto 5, lunedì dalle 14.30 alle 19, da martedì a venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19, sabato dalle 8.30 alle 13), accompagnata da un programma di incontri e proiezioni.
L’esposizione si inserisce nel quinto Festival dell’architettura di Parma, Reggio e Modena ed è promossa dagli assessorati alla Cultura e ai Lavori pubblici del Comune di Modena e dalla biblioteca Poletti in collaborazione con l’associazione Circuito cinema. All’inaugurazione, sabato alle 16.30, saranno presenti l’assessore ai Lavori pubblici Antonino Marino, il direttore del Festival dell’architettura Carlo Quintelli, la direttrice delle Biblioteche del Comune di Modena Meris Bellei, il dirigente responsabile dei Lavori pubblici Fabrizio Lugli e la dirigente Loriana Bergianti. La docente del Politecnico di Torino Maria Adriana Giusti interverrà sul tema “Le sale cinematografiche: da luoghi di spettacolo a patrimonio architettonico” e Antonio Costa, dell’università Iuav di Venezia, parlerà del “Luogo dello spettatore: dispositivi della visione filmica”.
In mostra ci sarà una selezione di materiali provenienti dall’archivio Vecchi, costituito da circa 900 buste originali e, approssimativamente, da una decina di migliaia di disegni, donato dagli eredi alla Biblioteca Poletti nel 2007. Dopo un primo lavoro di censimento di tutti i materiali sono state inventariate finora circa 200 buste e 1170 disegni. La mostra è frutto del lavoro di inventario delle carte relative ai cinema, reso possibile dal finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, nell’ambito del progetto “Archivi-a-Mo”.
Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta Modena era una delle città italiane con il più alto numero di sale cinematografiche, che negli anni della ricostruzione e del boom economico hanno rappresentato veri e propri spazi pubblici, anche se spesso appartenenti a privati, utilizzati non solo per le proiezioni di film, ma anche per spettacoli di compagnie locali, assemblee sindacali, congressi di partito, feste organizzate da aziende. Nella ricostruzione della città del dopoguerra l’ingegnere-architetto Mario Pucci (Modena 1902-1979) scelse come collaboratore il giovane Vinicio Vecchi, che diventerà per un trentennio l’architetto più attivo della città, costruendo edifici pubblici e privati, seguendo lo sviluppo e la crescita economica e sociale dei centri dell’intera provincia.
Vinicio Vecchi crebbe in una famiglia di decoratori e scultori. Frequentò il Regio Istituto d’Arte; nel 1942 si iscrisse alla facoltà di Architettura a Roma, dove visse con il fratello Veldo, scultore e autore di molte opere che Vinicio inserirà nei suoi edifici, insieme a quelle dell’amico pittore Luciano Giberti. Quando i corsi vennero sospesi per il precipitare degli eventi bellici partecipò alla Resistenza insieme ad altri componenti della famiglia. Riprese gli studi di architettura a Milano laureandosi nel 1952. Durante gli studi frequentò i corsi di Vittorio Gandolfi, Giò Ponti e soprattutto di Mario Cavallè, grande progettista di cinema in Italia.

Gli altri incontri sono in programma per sabato 4 dicembre e sabato 15 gennaio, con interventi di esperti e docenti e la proiezione di film di Gian Vittorio Baldi e Carlo Lizzani.

