
Da secoli esempio dell’amore tragico, avversato, contrastato, la storia dei due amanti di Verona che l’odio reciproco delle due famiglie conduce alla morte, rivive sulle scene grazie all’interpretazione del Balletto di Milano, diretto da Giorgio Madia. Partendo dalle premesse gettate da Maurice Béjart, che sosteneva che la danza dovesse esprimere solo concetti semplici ed immediati ed elevando la vicenda in questione ad archetipo del sentimento perfetto, il risultato della ricerca coreografica è quello di un grande rispetto per il testo tradizionale, ricomposto, tuttavia, in chiave temporale, per meglio enfatizzare il culmine del dramma cui ogni aspetto ed accadimento inevitabilmente converge. Pochi ballerini, costumi semplici, bianchi e neri, essenzialità e tragicità, pulizia nei gesti e rinuncia a pesanti strutture scenografiche delineano un quadro di insieme in cui l’espressività vince su tutto il resto. Moderno e antico convivono sul palco, nel felice connubio tra classico e contemporaneo, tra rivisitazione e tradizione. L’ennesimo obiettivo centrato per una compagnia che lavora da ormai trent’anni con impegno e dedizione e che è andata affermandosi anche in campo internazionale, arrivando addirittura ad esibirsi al Bolshoi di Mosca.

