
In particolare si è tratto di 22 prodotti ortofrutticoli – tra cui cipolle, melanzane, zucchine, kiwi, mele, pere, pesche, nettarine e susine – che, con caratteristiche qualitative adatte alla commercializzazione, sono state ritirate nel corso dell’anno dal mercato per eccedenza di offerta. Il ritiro di prodotto dal mercato per destinarlo alle persone indigenti è possibile solo per le imprese associate in Organizzazioni di produttori. “In Italia gli ortofrutticoltori organizzati sono purtroppo meno del 30%”, ha aggiunto Rabboni. “In Emilia-Romagna, invece, rappresentano più del 50% e qui, inoltre, hanno sede grandi organizzazioni di prodotto con filiali in tutta Italia che commercializzano tutta la gamma dei prodotti compresi quelli tipici del Mezzogiorno. Dunque dove c’è organizzazione c’è sicuramente più valore per i produttori e c’è anche uno spazio prezioso per la solidarietà verso chi è più in difficoltà. Anche per questo chiediamo alla nuova Politica agricola europea post 2013 di sostenere con più impegno l’agricoltura che si organizza e di rafforzare, o quanto meno confermare, queste opportunità di ritiro dal mercato delle produzioni eccedenti a favore dei consumatori indigenti”.
I ritiri per quantitativi massimi predeterminati sono indennizzati alle Organizzazioni dei produttori dall’Unione europea nell’ambito dell’organizzazione comune di mercato (Ocm) del settore. L’assessorato all’Agricoltura della Regione, da parte sua, interviene per assicurare a tutte le parti interessate l’accesso a questa opportunità, le corrette relazioni tra chi offre e chi utilizza e il rispetto delle finalità benefiche dell’intervento. Infine, la distribuzione a che ha bisogno (molte migliaia di persone anche in Emilia-Romagna) avviene attraverso le reti della solidarietà afferenti al “Banco Alimentare” e alla “Caritas Diocesana”.

