
Sulla torretta campanaria rintocca una campana, in sostituzione della campana più antica della diocesi, risalente al 1304. Si tratta di uno dei manufatti religiosi più antichi di Fiorano, di poco posteriore alla croce in sasso del Santuario (1276), ancor più prezioso perché a Cameazzo sono le origini della comunità fioranese, prima che alla fine dell’Ottocento le invasioni degli Ungheri spingessero gli abitanti a trovare rifugio sulle colline e a costruire il castello sul colle.
“Il recupero della Corte Cameazzo è positivo – dichiara il sindaco Claudio Pistoni – perché la chiesa fa parte del nostro patrimonio storico, che ha un valore simbolico oltre che culturale; qui sono state scritte pagine significative della nostra storia. Voglio congratularmi con la proprietà, i progettisti arch. Emilio e Michele Montessori, il decoratore Luca Rubini e le maestranze per il lavoro svolto. Sono sicuro che in futuro non mancheranno le opportunità e le occasioni per continuare ad approfondire le vicende di Cameazzo e il periodo medievale della nostra storia”.
Le notizie documentarie più antiche relative a Campum Miliatium risalgono a un diploma carolingio del secolo IX. Scrive Guido Bucciardi nel suo ‘Fiorano nelle vicende storiche del Castello e del Santuario’ che a Campomiliazzo risiedeva il gastaldo regio, con autorità giudiziaria e civile sulla corte, la cui giurisdizione comprendeva tutto il territorio adesso sottoposto alla parrocchia di Fiorano, eccetto la parte sud-ovest della collina. ‘Attorno al vico di Campomiliazzo – racconta Bucciardi – v’erano terreni dominici o dònici di proprietà regia, lavorati da servi dominici, ossia veri schiavi parificati alle bestie’.
L’attuale oratorio di San Pietro risale alla seconda metà del secolo XVI e fu costruito poco distante dalla omonima e preesistente pieve. Di proprietà del seminario di Modena, fu chiuso dalle armate napoleoniche nel 1798, ma già l’anno successiva veniva riaperto al culto. Poi, con la restaurazione estense, la chiesa di Cameazzo viene dimenticata dalle cronache fioranesi, rimanendo affidata alla cura dei proprietari del terreno che ne garantirono l’utilizzo devozionale; ancora negli anni Sessanta si celebrava la sagra con Messa e processione.


