
Evidentemente i risultati sperati stanno tardando ad arrivare. Così come le iniziative per il rilancio. Da tempi non sospetti – ha poi osservato il Consigliere Regionale pidiellino – abbiamo posto l’accento sul vulnus presente in termini di pianificazione per ciò che attiene il marketing territoriale modenese, caratterizzato ormai da tempo da un certo lassismo particolarmente dannoso. Troppe volte, ahinoi, la nostra realtà, con le sue strutture e i suoi apparati, si è appollaiata sugli allori, vivendo di luce riflessa. Ora non possiamo più permettercelo: spesso si sentono citare, in particolare da chi amministra la città, termini roboanti quali rilancio, sviluppo, sinergia. Tuttavia, alla prova dei fatti, il risultato è pressoché inesistente, anzi. Per ora, tanto per cambiare, solo chiacchiere. Modena – ha sottolineato ancora Aimi – non è una semplice eccellenza, ma un insieme di tante eccellenze. A questo punto, basta pacche sulle spalle: è ora di dare il via ad un progetto di grande respiro. Magari prendendo in considerazione il coinvolgimento di nuovi soggetti privati che, anche in cordata, potrebbero dare il loro apporto all’ente fieristico. Il nostro tessuto non può infatti permettersi di navigare a vista senza l’ombra di una chiara strategia di rilancio che tenga conto delle peculiarità del nostro sistema e del suo indotto. Modena è anche un marchio, riconosciuto a livello mondiale, ma che necessità con urgenza di una promozione più incisiva, di una nuova fase, come direbbero gli economisti più ascoltati, di brand consolidation. Diversamente – ha concluso Aimi – si rischia di rimanere, diciamo noi, irrimediabilmente impantanati. E, peggio ancora, di perdere l’occasione e il momento per iniziare la risalita dopo aver grattato il fondo del barile”.

