
E’ mia convinzione non per mancanza di stimoli e di progettualità della scuola che da diversi anni ha modificato e migliorato il profilo professionale del corso, attivato continui contatti con le aziende, le associazioni di categoria e le istituzioni (anche grazie alla forte presenza nella così detta società civile di tantissimi ex studenti) e promosso una continua informazione verso le scuole medie del distretto. Ma nulla è valso a invertire il progressivo calo di iscritti. Il vero problema credo risieda nella insufficiente fiducia che gli insegnanti delle scuole medie hanno verso questo tipo di istituto. E’ una verità provata che i professionali sono sempre più spesso consigliati a chi generalmente viene definito come poco incline allo studio. In sostanza chi non presenta particolare scolarizzazione può rivolgersi agli istituti professionali in quanto (nell’immaginario collettivo) si studia poco e si è quasi sempre promossi. Cosa sicuramente falsa è facilmente dimostrabile.
Dalle medie gli studenti vengono sempre più spesso indirizzati verso i licei e gli istituti tecnici pur sapendo che sono sempre meno le opportunità di lavoro per di diplomati generici e che l’università spesso è un ulteriore periodo di attesa con scarsa possibilità di successo occupazionale. La sintesi tra questa mentalità del corpo docente delle medie e la legittima volontà di vedere i propri figli recarsi al lavoro in giacca e cravatta, ha diffuso un pensiero negativo verso una tipo di scuola importante e fondamentale per lo sviluppo della nostra economia come gli Istituti professionali e in particolare il Don Magnani. I problemi legati alla presenza di studenti scarsamente secolarizzati o di ragazzi provenienti dall’estero, non è un problema solo del D. E. Magnani ma di tutti gli istituti professionali e in genere della nuova società che si è formata a partire dal 3° millennio.
E’ allora necessario fare di questa presunta debolezza un punto di forza e di conoscenza, capace di aumentare le opportunità di lavoro e di crescita culturale e professionale. La globalizzazione ha spianato la strada a nuove forme di ricerca del lavoro e dello sviluppo. La piastrella e le aziende italiane ad essa collegata sono sempre più figlie di un mondo industriale senza confini. Ciò che rimane nel distretto ceramico è la ricerca, la capacità di fare innovazione e sostanzialmente la risorsa umana, mentre la produzione segue sempre più spesso le aree di consumo della piastrella.
Pertanto la eventuale scomparsa del corso di ceramica da questo distretto industriale sarà un ulteriore impoverimento culturale e professionale, sarà una perdita di opportunità di impiego qualificato per tantissimi giovani e una sconfitta per il sistema paese. Lo sanno le numerose aziende che negli anni hanno avuto modo di apprezzare i nostri studenti puntando su di loro nella ricerca, nella innovazione e nella formazione di nuove attività imprenditoriali. Hanno creduto in noi tanti imprenditori, e nonostante il numero ridotto di studenti, hanno investito risorse economiche e umane, per mantenere alto il livello di preparazione dei nostri diplomati.
Ma soprattutto lo sanno i nostri ex studenti che lavorano a vario titolo nelle ceramiche italiane e del mondo. E’ a loro che mi rivolgo: ragazzi, consentitemi di chiamarvi ancora così, forza; facciamo assieme uno scatto di orgoglio a difesa delle nostre comuni radici professionali: diciamo a tutti che non possiamo perdere anche questo pezzo importante della nostra tradizione. Mandiamo un accorato appello al mondo della scuola, dell’economia e delle istituzioni affinchè si adoperino per rilanciare il corso di Ceramica presso l’Istituto Professionale Don Ercole Magnani. Un saluto e un ringraziamento a quanti si adopereranno per il raggiungimento di questo importante obiettivo.
(RICCARDO PRINI, Insegnante D.E. Magnani)

