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Sel Modena aderisce alla mobilitazione nazionale ‘contro la guerra e contro la cultura della guerra’

Sinistra Ecologia Libertà Modena aderisce all’appello lanciato da Emergency (e sostenuto da centinaia di realtà – associative, politiche, sociali, culturali – e persone su tutto il territorio nazionale) per la giornata di mobilitazione nazionale “contro la guerra e contro la cultura della guerra” che avrà il suo centro propulsore a Roma, in piazza Navona, domani alle 15.

Sel Modena specifica che essa è distinta dal corteo (cui non aderisce) che domani a Modena è stato organizzato, autonomamente, da “Uniti contro la crisi” sempre sulla tematica della guerra in Libia.

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La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l’avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore la protezione delle popolazioni civili, e l’obiettivo di mantenere integrità e autonomia della Libia sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi dalla guerra e la predisposizione degli strumenti adeguati di accoglienza su tutto il territorio europeo.

A pochi giorni dall’avvio dei bombardamenti da parte della “Coalizione dei volenterosi”, lo scenario più probabile è quello di una vera escalation militare, ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e con il dissenso di molti Paesi, Lega Araba ed Unione Africana. Per questo, come Sinistra Ecologia Libertà, abbiamo espresso netta contrarietà per la parte della risoluzione 1973 che consente l’uso dell’offensiva militare. Questa risoluzione è risultata tardiva, a fronte di una situazione che necessitava di un celere intervento politico e diplomatico in favore degli insorti quando questi avevano il controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze. Le settimane trascorse hanno evidenziato la debolezza dell’intervento politico della comunità internazionale.

Ogni volta che la parola “umanitario” è stata accostata alla guerra si sono prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla, che in Bahrein ci sia l’intervento repressivo dell’Arabia Saudita, senza una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.

Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Mentre Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici e per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall’Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia.

Siamo senza esitazioni dalla parte delle popolazioni che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell’Egitto, sosteniamo le mobilitazioni per la libertà in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. L’intervento militare pregiudica la direzione progressista e democratica delle rivoluzioni arabe.

Per noi il no alla guerra e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.

Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione ed in ragione del passato colonialista dell’Italia, alla guerra ma che si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale. E’ fondamentale il coinvolgimento dell’Unione Africana e della stessa Lega Araba, che hanno preso pesantemente le distanze dall’intervento militare. E’ il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.

Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l’opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre.

Sinistra Ecologia Libertà