
La donna, esasperata per le continue violenze a cui era sottoposta all’interno delle mura domestiche – dalle vessazioni di carattere psicologico alle umiliazioni morali – si era dapprima rivolta ai servizi sociali del Comune di Budrio e quindi all’associazione ‘Casa delle donne per non subire violenza’ di Bologna.
Successivamente, anche grazie al supporto psicologico ricevuto, la donna ha anche richiesto la separazione dal coniuge – ottenuta nel febbraio scorso – in forza della quale quest’ultimo circa un mese dopo è stato tenuto a lasciare l’abitazione familiare, in cui vivono peraltro anche i tre figli minorenni della coppia, ed a trasferirsi a Bologna. L’uomo si trova adesso in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria inquirente.

