
“Il protagonismo delle donne sudafricane è un esempio anche per noi – ha detto Delrio – e abbiamo molto da imparare da loro. Questa giornata è anche il frutto di una iniziativa del Consiglio comunale che ha lo scopo di far conoscere la situazione sociale ed economica africana. I fatti di questi giorni dimostrano quanto sia necessario conoscere e parlare di Africa, un continente con il quale Reggio Emilia ha rapporti lontani nel tempo, tanto che nel 1987 fu l’unica città europea invitata alla conferenza del African national Congress.” In riferimento alla situazione delle donne, Delrio ha ricordato che lo slogan della campagna per il Nobel dice che ‘da sempre le donne africane camminano a piedi nudi e testa alta, portando sulle spalle popoli, sogni e fatica per dare pace, cibo, salute e dignità ai loro figli e figlie, quasi che camminino con il mondo sulle spalle’. “Questa è una verità – ha detto Delrio – ed è per questo che anche Reggio si unisce alla campagna per il Nobel alle donne africane, speranza di cambiamento per la crescita umana dell’Africa e del mondo.”
Nel suo intervento, la console Nokwe ha tra l’altro ricordato che in questi giorni Italia e Sudafrica sono particolarmente vicine nel ricordare la propria storia, poiché le Feste della Liberazione italiana e sudafricana ricorrono entrambe in questi giorni. La console ha poi ricordato che in tutti i Paesi africani c’è sempre stata una grande presenza delle donne nelle battaglie per il progresso, e che le donne hanno sempre spinto gli uomini a battersi per questo. “Oggi – ha detto Nokwe – in Sudafrica questo è riconosciuto nei fatti, poiché la presenza delle donne nel Governo è del 50% e nel Consiglio del 43%. Ma molto resta da fare, perché ancora oggi un pensiero patriarcale diffuso sostiene che possedere una donna è come possedere un lavoratore senza pagarlo.”
La Console ha inoltre ricordato alcune cifre della situazione sociale: le donne lavorano 3 ore in più al giorno rispetto alle donne dei Paesi sviluppati, producono il 70% delle risorse di cibo, ma ne beneficiano solo per il 10%. Solo il 37% sopravvive fino a 65 anni e le più povere hanno una probabilità 200 volte maggiore di morire rispetto all’Italia. Tra i malati di Aids, il 57% sono donne, poiché sono obbligate a rapporti sessuali senza contraccettivi, pena essere lasciate morire di fame.
Ma la forza delle donne – ha concluso Nokwe – si misura dalla frase, molto diffusa in Sudafrica, “Se hai toccato una donna, è come se avessi lanciato una roccia. Le donne non si spezzano”.
L’assessora Maramotti, nel sottolineare che l’iniziativa è il prodotto di una ampia condivisione di vari attori del territorio, ha detto che “dedicare due giorni a evidenziare il cammino che le donne africane stanno compiendo per acquisire il riconoscimento della loro dignità di persone e dei loro diritti significa anche fornire una occasione alla comunità locale per uscire dallo stereotipo che troppo spesso induce a considerare le donne africane come cristallizzate in una condizione di arretratezza. Dal femminismo islamico del nord Africa, ai movimenti che hanno accompagnato le riforme di codici giuridici e istituzioni che sancivano l’inferiorità femminile, le donne d’Africa contribuiscono a ridisegnare il volto dei loro paesi in senso democratico.”

Jambo Mama Africa è realizzato da Comune e Provincia di Reggio Emilia, biblioteca Panizzi, Musei civici, Centro Salute famiglia straniera, Aidm, Profess@re al femminile, Reggio nel Mondo, associazione Nondasola e Lunenomadi.

