
Lo scavo microstratigrafico di quanto ancora conservato all’interno del manufatto sarà eseguito dagli archeologi della Società Tecne sotto la direzione scientifica dell’archeologa Renata Curina e la supervisione della restauratrice Antonella Pomicetti della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.
Le operazioni di setacciatura e vaglio della terra recuperata all’interno del sarcofago, tese a individuare la presenza di pollini e tracce di elementi vegetali e floreali, si svolgeranno presso il Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, a cura di Silvia Marvelli e Marco Marchesini.
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e Museo Civico Archeologico di Bologna terranno informati gli organi di stampa sull’evolversi delle operazioni di microscavo e relative scoperte.
Il sarcofago, databile tra il I sec. a.C. e l’età augustea, è stato rinvenuto dagli archeologi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna nel corso di uno scavo programmato, effettuato con fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Realizzato in pietra d’Aurisina fiorita, il manufatto misura m. 2,50 di lunghezza, m. 1,10 di larghezza ed è alto circa un metro. Il suo peso si aggira tra le 5 e le 6 tonnellate.
Al momento del rinvenimento il sarcofago si presentava in ottimo stato di conservazione; il coperchio, leggermente fessurato sulla sommità, era ancora collocato nella posizione originaria, come pure le grappe in piombo e ferro che sigillavano la cassa.
Il lato lungo del coperchio presenta un’iscrizione di eccezionale fattura riferita al nome del defunto, Marcus Beleius. All’apertura del coperchio, è apparso un denso strato di fanghiglia rassodata su cui giacevano un’olpe da vino in ceramica e un balsamario in vetro.
Il sarcofago fa parte di un nucleo di sepolture costituito da almeno un altro monumento funerario, quasi completamente demolito in età tardo antica, e da tre tombe in cassa laterizia e cassa lignea. Il piccolo sepolcreto (datato tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.) era poi stato ricoperto da potenti sedimenti alluvionali che ne avevano celato l’esistenza fino al febbraio scorso.

