
Legambiente, ha già annunciato un ricorso delle associazioni in sede comunitaria contro le leggi a favore del carbone per la palese violazione della direttiva sulla valutazione di impatto ambientale. Già l’onorevole Rita Borsellino ha presentato il 25 luglio scorso un’interrogazione alla Commissio-ne europea chiedendo l’intervento per far rispettare i vincoli e le procedure ambientali stabiliti in ambito europeo.
“Questo territorio ha già pagato in passato per l’attività inquinante di questa centrale. Dalla sua prima edizione di ben 26 anni fa – dichiara Michele Bertucco, presidente di Legambiente Vene-to – Goletta Verde in Veneto ha messo l’accento sulla pericolosità degli effetti inquinanti della cen-trale di Polesine Camerini, ma siamo stati inascoltati, oggi sono gli istituti scientifici a confermare i nostri timori”. Il rappresentante di Legambiente Veneto fa riferimento alla perizia tecnica affidata dalla Procura di Rovigo al Prof. Crosignani direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e depositata nel maggio del 2011. In base a tale perizia la Procura di Rovigo ha rinviato a giudizio i dirigenti dell’Enel. “La perizia del Prof. Crosignani – continua Bertucco – mostra come la centrale di Polesine Camerini, finché è stata in funzione con l’alimentazione a olio combustibile (fino al 2006), ha emesso migliaia di tonnellate di anidride sol-forosa ogni anno, causando il 10% di tutti i ricoveri di bambini, la categoria più sensibile agli effetti dell’inquinamento atmosferico”.
E’ comune alle associazioni ambientaliste e agli operatori del turismo del Delta del Po la previsione che gli impatti sanitari, ambientali e occupazionali che verrebbero dalla realizzazione del progetto di Enel di riconversione a carbone della centrale costituirebbero un severo danno al territorio e all’e-conomia di larga parte del Nord Est. La conversione a carbone, invece che a gas, comporterebbe l’emissione di oltre 10 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica, senza contare che l’ostinazione a puntare su forme obsolete di energia, come carbone e petrolio, ritarda una seria poli-tica di investimento sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza, unica strada percorribile per centrare gli obiettivi di riduzione dei gas serra, sottoscritti dall’Italia a livello internazionale.
“L’approvazione della modifica alla legge – sottolinea Massimo Serafini, portavoce di Goletta Verde – contrasta con il parere dato dalla stessa Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Veneto in tema di emissione di microinquinanti; ignora la risoluzione adottata dalla Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, che impegna la Giunta di quel governo a porre in essere azioni contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, prevedendo piani alternativi per lo sviluppo economico della zona e investendo, nell’area del Parco del Delta del Po, nella pro-duzione energetica da fonti rinnovabili. Una chiara prova – continua Serafini – di scelte politiche separate dall’interesse generale delle popolazioni, preoccupate dei risvolti sanitari, delle categorie economiche, in particolare del turismo, che temono la caduta di immagine del territorio a causa di un impianto inquinante come la centrale a carbone. E ancora una chiara prova di scelte politiche fat-te per l’interesse di singole aziende molto lontane dall’interesse collettivo delle popolazioni”.

