
Il Governo ha infatti previsto all’art. 19 del decreto legge n. 98, che dall’anno scolastico 2011-2012 le scuole dell’infanzia, le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado debbano essere aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome.
L’Emilia-Romagna ritiene che la materia dell’organizzazione scolastica sia oggetto di potestà normativa concorrente e che allo Stato spetti la sola emanazione delle norme di principio, mentre alle Regioni competono le disposizioni di dettaglio.
“La Corte Costituzionale già in passato ha confermato la nostra interpretazione sul tema – spiega l’assessore regionale alla Scuola Patrizio Bianchi – a partire dalla sentenza n. 13 del 2004. Da tempo abbiamo avviato una politica di ottimizzazione del dimensionamento scolastico, ma sempre con un processo di concertazione con le comunità locali. Il 60% delle scuole nella nostra regione sono già istituti comprensivi, ma imporre i 500 alunni nei territori di montagna significherebbe accorpare situazioni molto lontane tra loro, e di fatto annullare il radicamento delle scuole sul territorio”.

