Prende avvio il 1° ottobre – a Modena, Chiesa di S.Carlo ore 21.00 – la quattordicesima edizione di Grandezze & Meraviglie, Festival Musicale Estense. L’inizio viene preceduto di poche ore dalla bellissima notizia del conferimento della Medaglia con dedica, premio di rappresentanza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che riconosce l’importanza di questa rassegna in Italia e in Europa.Il concerto iniziale porta a Modena l’unica data pubblica, oltre a quella dell’Olimpico di Vicenza, del nuovo progetto di Villa Contarini, orchestra e coro barocchi con giovani interpreti alle prese con grandi capolavori musicali che raramente si riescono ad eseguire in Italia. Oltre all’Oratorio dell’Ascensione di Johann Sebastian Bach, che occupa tutta la seconda parte del concerto, si eseguiranno un Te Deum di Caldara e musica strumentale di Tomaso Albinoni, Alessandro Marcello, Antonio Vivaldi.

Il veneziano Antonio Caldara fu uno dei compositori più prolifici della sua generazione, ed è generalmente considerato uno dei responsabili della diffusione degli stili musicali italiani nelle regioni d’oltralpe, in particolare a Vienna. Fu musico di violoncello presso la cappella musicale si San Marco a Venezia già nel 1693. L’eredità compositiva del Seicento veneziano – epoca e zona geografica di importanza capitale per gli sviluppi del barocco musicale nel Nord Italia. Nel suo Te Deum in do maggiore del 1724 ritroviamo un organico vario e articolato: voci soliste, strumenti concertanti e di ripieno, rigorose ma brillanti sezioni in stile imitativo, adagi corali di colore vivaldiano si intrecciano alla tecnica cinquecentesca dei cori. Venezia diede i natali anche ad Alessandro Marcello, le cui opere strumentali si rivelano di grande interesse sotto il profilo della prassi esecutiva, poiché riportano una serie di indicazioni che fanno scoprire una realtà molto pi variegata. Il concerto n. 4 per 2 oboi, 2 flauti, archi, fagotto e continuo denota una certa esplorazione di effetti timbrici, dinamiche e contrasti espressivi. I concerti che compongono l’op. IX (ca. 1722) di Tomaso Albinoni – ed il n. 3 in fa maggiore non fa eccezione – sono ascrivibili ad una delle fasi più avanzate e mature del celebre compositore veneziano, e di tutta la sua generazione. Gli strumenti solistici divengono più liberi di intrecciare con gli archi un dialogo vicendevole, dialogo che diviene ancora più lirico nel movimento lento. Altrettanta, particolare attenzione agli strumenti a fiato viene riservata da Vivaldi nei suoi concerti strumentali, ampliando i repertori a strumenti nuovi e inconsueti e sfruttandone il colore sonoro; uno di questi casi è costituito dal Concerto ‘funebre’ in si bemolle maggiore RV 579, il quale prevede l’oboe sordino ma anche il salmoè (ovvero lo chalumeau), piccolo strumento a fiato ad ancia singola munito di due chiavi d’ottone, dal timbro velato. Vivaldi lo impiegò in almeno cinque opere, fra cui l’oratorio Juditha triumphans, nel quale l’aria che prevede lo chalumeau come strumento obbligato è significativamente dedicata all’imitazione del lamento di una colomba: e non è casuale che anche nel nostro concerto RV 579 il clima sia, soprattutto nel Largo iniziale, più che mai affettuoso e dolce.

L’Oratorio per l’Ascensione BWV 11 “Lobet Gott in seinen Reichen” (Lodate Dio in tutti i suoi regni) venne composto da J. S. Bach nel 1735, anno in cui vide la luce anche il più celebre Oratorio di Natale. L’aria Ach, bleibe doch presenta il medesimo materiale musicale dell’Agnus Dei dalla Messa in si minore BWV 232. La perfezione dell’adattamento al nuovo testo si rivela nell’espressività ed l’eloquenza del testo sacro. Festoso ed esultante, il coro giubilante d’apertura presenta una vasta introduzione affidata alla compagine orchestrale, nutrita e ‘illuminata’ da tre distinte parti di tromba. I movimenti 2 e 3 sono costituiti da recitativi, uno con due flauti traversieri. Capolavoro di grazia ed eleganza è poi l’aria col da capo Jesu, deine Gnadenblikke affidata al soprano ed a flauti, oboe, violini e viola concertanti, dove Bach consegue un generale effetto sonoro che proietta idealmente l’ascoltatore in un’atmosfera eterea e celeste.. Conclude l’oratorio il corale Wenn soll es doch geschehen, realizzato sotto la forma di una splendida ouverture concertante.