
Al suo secondo appuntamento con la Delegazione di Reggio Emilia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che, in collaborazione con la sezione reggiana della Deputazione di Storia Patria, ha presentato alla città un ciclo di conferenze di approfondimento prima sulla storia dell’Ordine quindi sulla vita di Gesù, il professor Manfredi ieri si attenuto al rigore della più corretta ricerca storica, offrendo al pubblico una lettura completa del “Sacro Lino”, a partire dall’illustrazione e dall’analisi delle fonti e delle testimonianze fino ai risultati delle più recenti indagini scientifiche accolte sempre con grande attenzione dalla Chiesa stessa.
“Moltissime le ipotesi, affascinanti, tecnologiche, suggestive, artistiche, talvolta stravaganti, formulate dal Medioevo – quando per la prima volta si ebbe notizia della sua comparsa in Europa – ad oggi che hanno tentato di fornire una spiegazione al mistero – secondo il professor Manfredi – che avvolge questo lenzuolo di colore giallo ocra, tessuto a mano con trama a spina di pesce lungo più di quattro metri, che riporta impressa l’immagine intera di un uomo flagellato, crocefisso, incoronato di spine e ferito al costato, la cui immagine presenta le caratteristiche di un negativo fotografico ed è visibile solo mantenendo una distanza di almeno due metri”.
La tradizione, infatti, identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro, ma la sua autenticità è oggetto di fortissime controversie alle quali gli esami dei frammenti eseguiti con la tecnica del “Carbonio 14” hanno escluso che il sudario potesse risalire al I secolo dopo Cristo, datando la stoffa in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390 d.C.
“Ma i sindonologi non si sono mai arresi e la scienza continua a esaminare ed esplorare questa reliquia di cui la Chiesa non ha comunque ulteriore bisogno per provare la rivelazione di Dio, che già risiede nel canone delle Scritture sacre. La tipologia delle tracce rinvenute sul lenzuolo – ha aggiunto Manfredi – sottendono che il corpo stesso sia stato sorgente di luce e di energia tale da impressionare la tela, mentre l’unica prova certa oggettiva che abbiamo riguardo all’attribuzione della Sindone sostiene che il lino non può risalire all’epoca di Gesù”. Enigmatiche e misteriose tanto quanto l’attribuzione della Sindone le conclusioni del professor Manfredi che ha detto “per il momento io non posso e nemmeno voglio dire di più”, lasciando al pubblico in sala, raccolto in un silenzio saggio e riflessivo, la libertà della fede.


