
Modena e il suo territorio, cruciali per gli affari dei clan
Sono le parole del pentito Domenico Bidognetti a raccontare che Modena così come l’Emilia Romagna “E’ terra di conquista per i casalesi” e non solo. ‘I Casalesi – come riportato nel rapporto – sono arrivati in Emilia in un primo momento per fornire supporto logistico e, poi, per agevolare penetrazioni finanziarie illecite nel mercato immobiliare e nella gestione di impresa’. Dalla mappa che traccia SOS-Impresa, sono gli appalti in particolare quelli per le grandi opere, il canale che continua ad essere preferito dalle cosche per insediarsi sul territorio. I soggetti criminali poi, non mancano, ‘in particolar modo nella provincia di Modena, soprattutto nell’area che abbraccia i comuni di Castelfranco Emilia, Nonantola, Bomporto, Soliera, San Prospero, Bastiglia e Mirandola. Lungo poi l’elenco delle operazioni antimafia dove il nome della città è citato più volte: dalla ‘Minotauro’ in cui emerse il ruolo di alcuni trasportatori che importavano la cocaina a Modena, alle operazioni ‘San Cipriano’ e ‘Pressing II’ del 2010, che portarono in carcere persone legate ai clan dei casalesi tra le quali un insospettabile avvocato. Fino agli ‘ndraghetisti latitanti arrestati in città negli anni, e agli interessi delle cosche di San Luca (RC) sull’asse Bologna-Modena-Aosta.
Il pizzo, l’usura e… le infiltrazioni nella filiera agroindustriale
Sono 2000, secondo SOS-Impresa i commercianti e imprenditori in regione taglieggiati, il 5% del totale. E tra le città indicate Modena occupa il secondo posto dopo Bologna. Quanto alle indagini sulle estorsioni, nel 2010, a Modena e provincia sono state 4, tante quante quelle a Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza e più di Milano. ‘La crisi economica – denuncia inoltre il rapporto – in un’area caratterizzata da un’imprenditorialità diffusa ha creato quel terreno fertile nel quale l’usura si è insinuata quale credito sussidiario a quello bancario (…) nel triangolo Modena Reggio Emilia e Parma, si segnala la presenza consolidata di gruppi camorristici del casertano attivi anche nelle pratiche usurarie e della ‘ndrangheta che gestisce da anni il comparto delle bische clandestine e del gioco d’azzardo. Non è poi immune da infiltrazioni nemmeno la filiera agroindustriale, nel rapporto infatti Modena viene citata come la provincia in cui ci sono caporali che operano nel settore della macellazione in cui lavoratori extracomunitari sono assunti in nero e attraverso l’intermediazione di finte operative di facchinaggio. ‘Negli anni in Emilia sono aumentati i casi di somministrazione illegale di manodopera (…) un nuovo caporalato che si sviluppa anche attraverso l’utilizzo di operative spurie (…) i costi del lavoro si riducono notevolmente (…) si arriva a risparmiare fino a 12 euro l’ora per operaio’.
“È una mafia liquida, in movimento che tende a privilegiare i territori ricchi, come appunto quello modenese, nei quali investire gli ingenti proventi delle attività malavitose – ha dichiarato Giovanni Tizian, il giornalista modenese oggi sottoscorta, in occasione della presentazione del suo libro ‘Gotica’ qualche giorno fa presso la sede di Confesercenti Modena – A quanto riportato dall’ultimo rapporto SOS-Impresa su Modena vanno aggiunti altri e non meno preoccupati fattori tuttora motivo di indagine quali le transazioni di denaro sospette e gli incendi dolosi: circa 350 negli ultimi anni quelli ai danni di pubblici esercizi, cantieri, mezzi da lavoro, auto etc. Elementi che non escludono il radicamento della criminalità organizzata; che non dismette i metodi tradizionali usura estorsioni, intimidazioni e che si muove sullo stretto confine che corre tra la legalità e l’illegalità. Oggi il pizzo si è fatto servizio. I mafiosi al nord si fanno imprenditori per lavorare nell’economia legale appoggiandosi ad insospettabili colletti bianchi, avvocati, direttori di banca; acquisiscono azione e nessun settore può dirsi al riparo; hanno sostituito in taluni casi la pistola col pc. I servizi che offrono, dallo smaltimento dei rifiuti, al movimento terra, all’edilizia, al facchinaggio grazie all’immensa liquidità in loro possesso, sono a prezzi irrisori e tali da sbaragliare ogni sorta di concorrenza. Servizio rivolto al pubblico, e i piccoli comuni risultano più esposti alle infiltrazioni e molto appetibili alle mafie, come ai privati. Situazione quella creatasi, in cui il silenzio – ricorda Tizian che la consapevolezza a denunciare è maggiore oggi nel sud Italia che al nord – e la crisi economica, si stanno rivelando alleati fondamentali della criminalità organizzata”.
“Le nostre preoccupazioni aumentano dunque, di fronte all’agire della criminalità organizzata sul nostro territorio. Non solo la situazione modenese è seria e allarmante – pone in rilevo Confesercenti Modena ricordando come anche recentemente siano emersi episodi di imprenditori vittime di usura – ma mostra in primo luogo che per troppi anni il problema seppur manifestatosi è stato sottovalutato. Al punto, che oggi è forse opportuno parlare più di radicamento piuttosto che di tentativi di infiltrazione. Pur ritenendo fondamentale quindi tenere alta la guardia oltretutto in una situazione economica di sofferenza come quella attuale, occorrerà compiere nuovi e ulteriori passi in avanti nei termini di prevenzione, contrasto e repressione. C’è la necessità di un rafforzamento degli organici, a partire dall’adeguamento alle reali esigenze della realtà modenese, della struttura investigativa operativa sul territorio e in diretto contatto con la DDA di Bologna, come pure di incrementare l’attività di intelligence. È poi nostro auspicio, visto l’interessamento da parte del Ministro dell’Interno Rosanna Cancellieri e la sollecitazione a tal senso del consiglio della Regione, sia costituito al più presto un ufficio della DIA in Emilia Romagna. Tra le misure inoltre che istituti di credito e istituzioni dovrebbero favorire nel contrasto alla criminalità organizzata vi è anche quella di migliorare l’accesso al credito per le imprese.


